perchè questo blog?

L'Italia è diventata da anni paese di immigrazione ma da qualche tempo si registra un crescere di fenomeni di razzismo. Dopo la morte di Abdul, ucciso a Milano il 14 settembre 2008, ho deciso che oltre al mio blog personale avrei provato a tenere traccia di tutti quei fenomeni di razzismo che appaiono sulla stampa nazionale. Spero che presto questo blog diventi inutile...


mercoledì 8 febbraio 2012

Non gli dà una sigaretta: insulti razzisti e botte. Condannato „Non gli dà una sigaretta: insulti razzisti e botte. Condannato

Non gli dà una sigaretta: insulti razzisti e botte. Condannato „ L'8 marzo 2009 con un amico aggredì e insultò con ingiurie razziste un eritreo di 24 anni, al quale sottrasse anche il cellulare: la colpa dell'eritreo era quella di aver rifiutato una sigaretta ai due. Il tribunale di Bologna ha condannato per ingiurie aggravate da motivazioni razziste l'aggressore - un ragazzo di 26 anni di origine bosniache, incensurato - a 20 giorni di permanenza domiciliare. Previsto dal Tribunale anche un risarcimento del danno morale, fissato nella somma di 5.000 euro, provvisoriamente esecutiva, e la rifusione delle spese di costituzione e difesa della parte civile. Il fatto avvenne attorno alle quattro del mattino in via Fioravanti, nella prima periferia. L' eritreo stava camminando per strada insieme alla moglie, venne avvicinato dai due giovani, l'altro era un italiano di 22 anni con precedenti per lesioni, che è poi stato condannato separatamente con rito abbreviato dal Gup per l'aggressione. Gli chiesero la sigaretta. Davanti al rifiuto, i due aggredirono il giovane che, nella colluttazione, oltre ad essere insultato con frasi razziste, venne 'alleggerito' del cellulare e colpito da un calcio al basso ventre. Intervenne una volante e i due furono arrestati. L'eritreo si fece medicare all'ospedale. L'arresto fu per rapina, lesioni e ingiurie aggravate da motivazioni razziste. „Il tribunale ha deciso per l'assoluzione dalla rapina perché il fatto non sussiste. Secondo i giudici non emerge una prova adeguata di un atto di impossessamento del telefono, perché la violenza era connotata "da semplici intenti provocatori e di spregio razziale". I giudici comunque ammettono che il cellulare almeno per breve tempo è stato nelle mani degli aggressori. Riguardo alle lesioni, il Tribunale ha dichiarato il reato non procedibile per difetto di querela. In realtà il ragazzo, con il suo avvocato Andrea Ronchi, aveva presentato querela. A quanto pare però nel fascicolo non è finita. E l'altro italiano, quello che ha fatto l'abbreviato, è stato condannato anche per lesioni. D'altronde nel processo c'era già un altro 'buco': relativo a trascrizioni che non c'erano nel fascicolo, quelle dell'agente di polizia che intervenne in via Fioravanti e che è dovuto tornate due volte a deporre.“ Fonte: Bologna Today

L'allenatore Simone denunciato per razzismo

La giustizia francese ha aperto un' inchiesta per «insulti razzisti» contro l' allenatore del Monaco, l' italiano Marco Simone. L'episodio risale allo scorso 15 agosto: secondo la denuncia di un agente, l' ex giocatore del Milan si trovava all' aeroporto parigino De Gaulle in compagnia di un bambino che giocava davanti a una signora su una sedia a rotelle. Invitato dall' agente a sorvegliare il bambino, Simone l' avrebbe insultato a più riprese. fonte: Corriere

Razzismo nel calcio, l’osservatorio denuncia 28 episodi in questa stagione

Quale è la situazione del razzismo negli stadi e nelle tifoserie italiane? Mi è capitato, anche di recente, sentire dirigenti della FIGC dichiarare che nel calcio italiano non c’è razzismo. Con il mio libro, dove ho utilizzato prevalentemente i dati della giustizia sportiva, ho voluto dimostrare che il razzismo in Italia c’è. D’altra parte, la media è di circa 50 episodi per ogni stagione calcistica, che è una cifra molto più alta di quella registrata in altri campionati. Quest’anno ne abbiamo registrati già 28, un numero alto, anche perché riguardano quasi esclusivamente cori e non più anche gli striscioni. Ma non mi sembra che qualcuno ha sollevato il problema. Anzi. Le ammende per gli episodi razzisti vengono ormai relegati nelle “notizie brevi”. L’altro dato importante è che, il totale delle ammende che le Società sportive hanno dovuto pagare per la “responsabilità oggettiva” (cioè per i cori dei suoi tifosi) è di circa 100mila euro. Da anni chiediamo che questi soldi vengano utilizzate per iniziative apertamente antirazziste. Un altro dato che contraddistingue negativamente l’Italia è che nessun giocatore ci mette la faccia contro il razzismo. Molti di loro fanno cose molto importanti per il sociale, ma, caso strano, nessuno se la sente di dichiararsi apertamente e fortemente contro il razzismo. Mi è capitato di partecipare ad un incontro europeo indetto dalla UEFA contro il razzismo. C’erano calciatori testimonial di ogni paese. Non c’era però nessun calciatore italiano! Quali sono le tifoserie più intolleranti d’Italia e nella fomentazione dell’odio quanto conta il legame tra la politica e le curve? Alla fine del libro “Che razza di tifo” ho allegato un riassunto statistico degli ultimi 10 anni, riportando tutte le 99 tifoserie coinvolte. Le più “punite” sono state Verona (60 episodi), Lazio (58), Ascoli (28), Padova (23), Juventus (21), Roma (20). Guarda caso, quasi tutte tifoserie in cui la componente di estrema destra era la più rilevante. Il legame politico c’è stato soprattutto a partire dalla fine degli anni Ottanta/primi anni novanta, quando c’è stata una volontà esplicita di “occupare” le curve. Ma poco o nulla è stato fatto. Spesso le tifoserie di estrema destra hanno utilizzato la violenza per dominare in curva, mischiando poi il proprio potere sulla gestione del business della curva. Nell’attuale stagione 2011/12, almeno fino ad oggi, abbiamo registrato 28 episodi, messi in atto da ben 20 tifoserie. Quindi una diffusione piuttosto ampia. Con l’eccezione della Fiorentina (che è stata inserita per i cori degli stessi tifosi viola contro il suo allenatore Mihajlovic, “colpevole” di essere uno “zingaro”), ritroviamo le “solite” tifoserie: Lazio, Verona, Padova. Una new entry è il Prato, e andrebbe capito come mai. Tra le vittime più prese di mira, i giocatori di Bari, Inter, Catania e Como. Ma in Italia non è mai stata attuata la norma che prevede di risarcire le squadre che subiscono più episodi di razzismo. fonte: Panorama

Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „Imprenditore edile condannato per insulti razzisti a sindacalista

Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „Aveva insultato, attingendo a un repertorio razzista, il sindacalista senegalese della Fillea Cgil Boubacar Niang, intervenuto nel 2010 in un suo cantiere stradale per un'ispezione. LA CONDANNA. Un episodio che è costato caro a un imprenditore edile di Forlì, Claudio Rossi, condannato ieri dal giudice Nicoletta De Nardus del tribunale collegiale di Padova a 8 mesi di reclusione per ingiurie aggravate dalla discriminazione razziale e diffamazione. 2 mesi per le sole ingiurie, invece, al figlio Cristian Rossi. IL SINDACALISTA. "È un segnale forte, non solo per me, ma per tutti - commenta soddisfatto Boubacar - La giustizia si è mossa nell'unica direzione possibile, quella della tutela del rispetto reciproco delle persone e delle regole. Auguro che la sentenza di oggi sia un segnale forte per un futuro di convivenza tra le persone".“ Imprenditore di Forì condannato per razzismo per insulti sindacalista Padova „CGIL. "Non riconoscere a un lavoratore di colore il diritto ad essere sindacalista, e insultarlo manifestando disprezzo per le sue origini è un fatto che non va sottovalutato - gli fa eco il segretario della Fillea Cgil Marco Benati - e così è accaduto: dopo 'solo' un anno e mezzo dai fatti siamo pervenuti ad una sentenza che ci soddisfa. È un segnale positivo per la comunità e per le tante persone che apprezzano il lavoro difficile che Boubacar Niang svolge ogni giorno".“ Fonte: Padova Oggi

Gli insulti razzisti… a quelli del paese vicino

“Puzzate come vacche”: volano parole grosse tra i bulli di Oristano e provincia
Gli insulti e le aggressioni razziste non sono solo quelle rivolte ai cittadini stranieri. Anche tra i conterranei, a volte, emergono casi di discriminazione motivati dalla semplice località di residenza. Ad Oristano e provincia la violenza è scoppiata tra i bulli di paesini confinanti. Alla Polizia sono arrivate denunce per offese su Facebook e per intemperanze dei ragazzi sui pullman.
“PUZZATE DI LETAME” - Del caso parla L’Unione Sarda in un articolo a firma di Valeria Pinna:
Forse voleva essere uno sfottò. Ma è andato oltre e il clima tra studenti si è subito infiammato.

«Puzzate di letame, siete peggio delle vacche». Parole pesanti, quasi un pugno nello stomaco per alcuni ragazzi di Arborea offesi da compagni di scuola di Tiria. E dal “duello” a suon di insulti si è passati ben presto alle mani. Un’altra storia di bullismo, iniziata a scuola e finita fuori, dopo le lezioni.

TIRIA VS ARBOREA -Gli episodi di razzismo tra conterranei si verificano prevalentemente a scuola:

Tutto sarebbe iniziato con qualche battuta pesante. Un gruppetto di ragazzi di Tiria, più grandi dei rivali, nei giorni scorsi ha preso di mira alcuni alunni di Arborea che studiano al liceo scientifico di Oristano. «Avete puzza, proprio come le vostre vacche». E ancora parolacce e offese. La questione è ben presto degenerata e qualcuno ha pensato di risolvere tutto con le maniere forti. Un ragazzo è stato accerchiato da altri studenti ed è stato picchiato. Ma la vicenda non è finita qui. Strascichi anche ieri, con liti accese e scontri ai giardinetti vicino alla scuola.
SCREZI ANCHE ALLE ELEMENTARI - Rivalità e violenze – racconta ancora L’Unione Sarda – non hanno età:
Gli screzi tra gli alunni di Tiria, Palmas e Arborea sembrano avere radici vecchie.Tanto che qualche episodio si è registrato addirittura anche tra i bambini delle scuole elementari. Insulti e prese in giro in occasione di gare e altri eventi che hanno avuto come retroscena questi sipari. Episodi frequenti, ma non sempre emergono. «Dai nostri dati – spiega Toto Ferraro del Provveditorato – non risultano tanti episodi, ma molto spesso vengono nascosti oppure accadono fuori dalla scuola, lontano da occhi di insegnanti e presidi». L’osservatorio sul bullismo evidenzia sempre le classiche forme di violenza fisica «soprattutto tra i maschi, mentre tra le ragazze si usa l’arma della violenza psicologica – va avanti – e può capitare che la compagna di classe bruttina venga emarginata ». Frequenti gli sfottò per gli studenti pendolari. «Per fortuna adesso gli insegnati sono più attenti a cogliere queste situazioni – ha precisato Ferraro – noi abbiamo organizzato diversi corsi di formazione nelle scuole, con esperti e rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno invitato al rispetto ma anche a segnalare questi fatti».
LE DENUNCE - I casi di bullismo sarebbero finiti anche sulle scrivanie della Questura. Scrive Pinna:
Ai carabinieri non sono arrivate segnalazioni, come ha confermato il comandante provinciale Giulio Duranti. In Questura invece le segnalazioni non mancano. «Qualche denuncia per intemperanze sugli autobus – ha osservato Pino Scrivo, capo della Squadra Mobile – e per attacchi e ingiurie su Facebook».
 fonte: Giornalettismo

Adro, la sezione della Lega condannata per razzismo

Il comune franciacortino di Adro ancora al centro dellepolemiche. Dopo gli attacchi del sindaco leghista al presidente della Repubblica per aver omaggiato del cavalierato l'imprenditore che nell'aprile 201o pagò i 10mila euro di rette arretrate della mensa dell'asilo, adesso è la stessa sezione della Lega Nord ad essere condannata per razzismo nei confronti di una sindacalista. Quando sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro è stato affisso per alcuni giorni un volantino che esordiva dicendo «Cara la me romana sono tutti bravi a fare i culattoni con il culo degli altri», Vittoria Romana Gandossi (esponente dello Spi Cgil di Brescia, conosciuta con l'epiteto di nonna-anticarroccio), ha subito molestie di stampo razzista e ritorsione. Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Brescia Maria Grazia Cassia, secondo il quale tuttavia il danno è contenuto, perché tali insulti sono stati scritti per conto della sede "locale" della Lega «da un segretario che difende le ragioni della stessa nella forma sgrammaticata di cui alla missiva». Lo scrive nella sentenza con cui ha disposto che Gandossi sia risarcita con 2.500 euro, così come l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e la Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo che avevano depositato il ricorso insieme a lei, per un totale di 7.500 euro. Il giudice ha riconosciuto che il manifesto razzista ha offeso anche tutti gli stranieri. Inoltre ha riconosciuto che la vicenda va inquadrata nell’ambito della molestia, intesa come comportamento che «lede la dignità della persona e crea un clima degradante, umiliante o offensivo come prevede il decreto legislativo 215 del 2003»: così l’avvocato Alberto Guariso, legale con Alessandro Zucca della sindacalista Vittoria Romana Gandossi, commenta la sentenza con cui il giudice di Brescia ha accolto il ricorso per discriminazione relativo al volantino diffamatorio comparso qualche mese fa sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro. «Quello su cui dissentiamo molto - prosegue Guariso - è la quantificazione del risarcimento del danno morale, che ha una motivazione un po’ ridicola: in sostanza il giudice dice «Pochi soldi perché il segretario della Lega è un povero ignorante che scrive sgrammaticato».

fonte: Corriere

mercoledì 21 dicembre 2011

Ma quale lista degli anti-razzisti?

Da ieri si fa un gran parlare della lista che un sito razzista avrebbe pubblicato in cui ci sarebbero messi all'indice una serie di persone che sono accusate di stare dalla parte degli immigrati. In realtà, credo, la questione vada un po' ridimensionata. Il sito in questione, seppur goda della paternità di un ex KKK, è un forum come ce ne sono tanti in giro per la rete, per lo più poco frequentato, se si guardano gli accessi agli altri post (quelli non pubblicizzati dai giornali). Di circa 550.00 visioni totale che ha la sezione italiana 310.000 sono riferibili al post con la "lista" e 113.000 all'altra lista pubblicata sul forum e ripresa dai giornali degli "ebrei italiani".

Se si entra poi nel trend in questione si scopre che di lista c'è ben poco, un utente ha iniziato un post dicendo "denunciamo gli italiani che aiutano gli immigrati" e mette il nome di un prete, per un po' si sprecano, nelle risposte battute sull'8 per mille e sulla prostituzione, poi, sempre il primo utente, mette un secondo e terzo nome. Praticamente nessuno lo segue, dopo un po' ti tentativi, qualcuno posta nomi conosciuti, tipo "tutto il governo Monti". Poca roba, insomma, ma arriva l'articolo sul Corriere Fiorentino e poi su Repubblica e via, partono i post di congratulazioni all'ideatore della "lista" che ha dato visibilità al sito, applausi, pacche sulle spalle etc...

Roba da bar, insomma, schifosa, riottosa, ma roba da bar.

Di questo se ne occupi la polizia, tenga monitorato e intervenga laddove lo reputi opportuno, ma la grancassa mediatica, che si alimenta di fatti di cronaca spiattellando la nazionalità dei violenti, se questi non sono italiani, e sottacendo quella delle vittime, se queste non sono italiani, se dedichi ad altro.

Magari a raccontare, in chiave positiva, quello che le persone presenti nella "lista" e non solo fanno ogni giorno per creare una società includente e integrata. Evitiamo la pubblicità gratuita a ogni forum razzista che nasce in rete altrimenti non si farà che alimentare il fenomeno.

Vi ricordate quando andava di moda parlare delle pagine razziste su Facebook?

lunedì 19 dicembre 2011

Tredicenne preso a sprangate Adesso è caccia al «branco»

«Che c...zo hai da guardare, negro di m...da?». La prima volta, la stessa frase, quei ventenni l'avevano detta giovedì pomeriggio in autobus. Ma poi l'avevano piantata lì. Era rivolta a un tredicenne di origine srilankese che vive con la sua famiglia a Veronetta e che era con alcuni compagni di scuola sull'autobus.
Il giorno dopo, venerdì pomeriggio la storia si ripete: i giovani si incontrano di nuovo, ma i quattro non si fermano a pronunciare la frase quando il ragazzo con altri suoi compagni viene trovato in via IV Novembre. Lo spintonano, prendono una spranga di ferro da un motorino e lo picchiano.
Uno di loro ha una bottiglia di birra in mano e la versa sulla faccia del ragazzino che viene buttato a terra e poi i quattro delinquenti cercano di farlo rotolare sotto un'auto in transito, ma per fortuna non ci riescono.
Alcuni adulti urlano loro di lasciarlo in pace e chiamano i soccorsi. Gli amici del ragazzino, coetanei e compagni di scuola chiamano i carabinieri che poco dopo arrivano sul posto, ma dei quattro non c'è più traccia. A terra c'è il ragazzino dolorante. Chiamano la mamma del poveretto che a sua volta allerta una cara amica veronese che va a prenderla e la porta in pronto soccorso dove il giovane è arrivato in ambulanza. Il tredicenne ha un occhio pesto, che si gonfia e diventa tutto rosso. Ha male alla schiena per le sprangate prese. È umiliato e offeso e anche se costa ammetterlo, ha anche paura a uscire di casa di nuovo perchè teme di incontrare quei ventenni che l'hanno aggredito e non c'è dubbio, per motivi di odio razziale.
I carabinieri hanno recuperato i filmati delle telecamere che hanno ripreso parte della scena e adesso stanno cercando di risalire agli autori del pestaggio che se fossero identificati rischiano qualche anno di galera perchè alle lesioni si aggiunge l'aggravante dell'odio razziale e non è escluso per loro neanche qualche periodo di carcere.
Una dinamica e un movente che lasciano allibiti: un'aggressione di estrema gravità negli stessi giorni dell'agguato mortale di Firenze ai danni di altri stranieri e sulla quale verrà fatta sicuramente piena luce.
«Mio cugino sta un po' meglio», ha detto ieri pomeriggio una giovane parente, «l'occhio è ancora gonfio, ma ci vede. Si lamenta per il mal di schiena. Gli hanno dato molte botte e non riusciamo a capire per quale ragione. Lui non aveva fatto niente era con i suoi amici e tornava dalla lezione di matematica. Adesso i genitori se esce lo accompagnano, ma lui non ha più voglia di uscire. È molto triste quello che è successo, ci preoccupa questa violenza».A.V.

fonte: L'Arena

venerdì 16 dicembre 2011

Decisione choc della Regione: esclusi dalle borse di studio gli extracomunitari

Le associazioni studentesche insorgono ancora, ma questa volta bersaglio delle proteste è proprio la Regione Emilia Romagna, anzi, la Er.Go, accusata di discriminazione nell’assegnazione delle borse di studio. Secondo l’Unione degli universitari di Parma, Forlì e Ferrara, l’Unione Universitaria e l’Sdu di Bologna e Modena, l’azienda regionale per il diritto allo studio ha infatti escluso (in via predefinitiva) dalla sovvenzione gli studenti extracomunitari neo immatricolati, assegnando per la prima volta il sussidio solo al 96,1% degli aventi diritto. Così, quando Er.Go ha reso note le graduatorie predefinitive, per uno stanziamento complessivo di circa 64 milioni di euro, il coro è stato unanime e le proteste, immediate.

“Nell’anno accademico 2011/2012 sono risultati idonei 17.505 studenti – si legge in un comunicato diffuso da Sinistra Universitaria – ma l’azienda regionale per il diritto allo studio riesce ad erogare solo 16.822 borse”.

“Chi saranno gli sfortunati 863 studenti universitari idonei che non riceveranno la borsa di studio? – rincara l’Udu in una comunicazione – ebbene la scelta di Er.Go è caduta direttamente su tutti gli studenti extra-comunitari matricole dei corsi di laurea triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico”.

Infatti, scorrendo la graduatoria pubblicata sul sito di Er.Go, sono riconosciuti destinatari della sovvenzione solo 40 ragazzi stranieri, cioè il numero minimo garantito dal bando. Non uno di più.

Ed è la prima volta che la Regione non si fa carico di tutti gli studenti idonei, contravvenendo di fatto all’art. 34 della Costituzione, che impone alle istituzioni di intervenire “laddove i capaci e i meritevoli” non avessero i mezzi per studiare. Invece la nota di Er.Go sembra promuovere un successo, senza alcun riferimento al fatto che in Emilia Romagna si siano sempre garantiti sussidi a tutti, senza alcuna esclusione.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

martedì 13 dicembre 2011

Firenze, killer dà la caccia ai senegalesi 2 vittime e 2 feriti, poi si uccide

Due sparatorie nel giro di poche ore fra le bancarelle di due mercati a Firenze: il bilancio è tragico. Due morti e tre feriti colpiti dalla stessa mano, quella di un uomo intorno ai 50 anni che ha dato la caccia ad alcuni cittadini senegalesi e poi si sarebbe ucciso al termine di un inseguimento nel centro della città. I primi colpi di pistola sono stati sparati in mezzo alle bancarelle del mercato in piazza Dalmazia, a Firenze, nella zona nord della città, e poi a San Lorenzo, vicino al Duomo. Panico fra la gente, inseguimento fra i banchi pieni di mercanzie. Due cittadini senegalesi sono morti in piazza Dalmazia, altri due sono ricoverati all'ospedale di Careggi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. A sparare un uomo brizzolato, un pistoiese, Gianluca Casseri.

Il killer era iscritto a Casa Pound

Alcune persone hanno cercato di fermare il killer, uno l'ha seguito nella prima sparatoria scattando foto col cellulare anche mentre risaliva in macchina. E' stato sentito dagli investigatori. L'uomo che ha sparato era armato di una pistola 357 magnum. E' stato poi bloccato in un parcheggio sotterraneo a San Lorenzo. E' morto. Non è chiaro se si è ucciso o se è stato colpito. Dalle prime informazioni Casseri era iscritto a Casa Pound di Pistoia, l'associazione dell'estrema destra.

fonte: Repubblica

lunedì 12 dicembre 2011

Incendiato un campo nomadi dopo il corteo per lo stupro inventato

E' degenerata la manifestazione di protesta contro la criminalità, organizzata per protestare dopo la violenza sessuale denunciata da una sedicenne nella zona della Continassa. La ragazza aveva indicato come possibili aggressori due nomadi. Lei stessa, dopo l'eplosione di violenza nel quartiere, ha smentito di essere stata aggredita: "Mi sono inventata tutto, sono stata con un ragazzo".

Poco prima delle 20 un gruppo di residenti armati di bastoni ha dato l'assalto al campo nomadi abusivo, dandogli fuoco. Poco fa il fratello della vittima è riuscito a riportare la calma. La manifestazione era cominciata pacificamente, con i familiari della ragazzina in corteo con circa 500 abitanti della zona. La sfilata è partita da piazza Montale. I fotografi e gli operatori tv sono stati allontanati in malo modo, uno di loro è stato anche schiaffeggiato. Poco dopo, una parte dei manifestanti si è incappucciata e con mazze, bastoni, spranghe e bombe carta è andata all'assalto del campo abusivo. Allontanato a calci l'unico nomade rimasto nelle vicinanze, hanno sfasciato tutto e bruciato baracche, auto e roulotte: almeno una ventina. Presi alla sprovvista carabinieri e polizia che soltanto più tardi sono schierati in forze. Il fratello dellla vittima, accompagnato ai carabinieri, ha parlato al gruppo di devastatori spiegando loro che non erano stati i nomadi a aggredire sua sorella, ma che la storia doveva ancora essere chiarita. Poco dopo la smentita definbitiva della ragazza: "Non sono stata violentata, mi sono inventata tutto". I rivoltosi si sono così calmati e allontanati alla spicciolata. Fermato uno dei manifestanti. Un'altra ventina di persone che avrebbero partecipato all'assalto sono state identificate.

fonte: La Repubblica

venerdì 25 novembre 2011

Denuncia lo stupro e finisce al Cie Storia di Adama, donna e clandestina

Quando ha chiamato i carabinieri per denunciare di essere stata derubata, stuprata e ferita alla gola dal suo ex compagno le hanno controllato i documenti. E poiché non aveva le carte in regola, l'hanno rinchiusa al Cie, il centro di identificazione ed espulsione, di Bologna. È la storia di Adama, donna migrante arrivata in Italia nel 2006, lasciando quattro figli in Senegal da mantenere. La storia che nella Giornata contro la violenza alle donne le associazioni Migranda e Trame di Terra denunciano a gran voce: "Una doppia violenza come donna e come migrante". Con un appello, che corre in rete (www. migranda. org), a tutte le donne e alle istituzioni cittadine: "Liberate subito Adama dal Cie, concedetele un permesso di soggiorno che le consenta di riprendere in mano la propria vita".

Adama è finita al Cie di via Mattei il 26 agosto scorso. Prima ha vissuto a Forlì, lavorando come operaia nell'attesa di ottenere il permesso di soggiorno. Un suo connazionale le ha trovato casa, è diventato il suo compagno, ma ben presto l'uomo, nel racconto drammatico della donna che parla la lingua wolof, si trasforma nel suo aguzzino. Che usa la legge Bossi-Fini come ricatto. "Mi picchiava con schiaffi, pugni e percosse quotidiane, e mi ripeteva fino all'ossessione che il mio essere clandestina mi avrebbe impedito
di cercare aiuto", le parole della donna raccolte nella denuncia, accompagnata dal ricorso contro la sua espulsione, che l'avvocato ha presentato dopo essere riuscito parlare con lei al Cie, insieme ai medici e a un interprete.

Una richiesta di incontro, presentata dopo che la storia della donna è arrivata al Coordinamento migranti, alla Prefettura il 16 settembre. E accordata solo il 25 ottobre. "Ogni giorno lì dentro per Adama è un giorno di troppo - protestano le associazioni - per quattro anni Adama è stata derubata del suo salario, ha subito violenze da un uomo che ha usato la sua clandestinità come arma in suo potere. Quando ha dovuto rivolgersi alle forze dell'ordine, l'unica risposta è stata la detenzione".

Gli stessi medici nella perizia scrivono: "La sua compromessa situazione psicologica non è compatibile con la sua permanenza al Cie". È il dramma dei clandestini. "La Bossi-Fini obbligando le questure ad eseguire le espulsioni fa sì che le persone vittime di reato non possano esercitare i loro diritti nel processo, garantendo impunità ai criminali", spiega l'avvocato. È il dramma di Adama. Di fronte al quale non si può tacere.

fonte: Repubblica

giovedì 26 maggio 2011

Sul carrello di lavoro era costretto a tenere un cartello con la scritta: "Negro non capace di lavorare ma capace di prendere soldi"

E il titolare gli si rivolgeva con epiteti come "Sporco negro".

Oggi, il 'riscatto' giudiziario per un operaio cingalese di 47 anni che aveva querelato il suo datore di lavoro, P.M., 38 anni. Il gup di Milano Andrea Salemme ha condannato col rito abbreviato il proprietario di una piccola ditta di Segrate a 2 anni e mezzo di carcere per maltrattamenti con l'aggravante dell'odio razziale. Il gup ha inoltre disposto una provvisionale di 30mila euro in anticipo sul risarcimento da stabilire in sede
civile per la vittima.

L'ultimo episodio contestato al datore di lavoro risale al 13 maggio dell'anno scorso, quando il dipendente e' stato colpito con calci e pugni per una semplice discussione su un giorno di ferie.

Nelle motivazioni contestuali alla sentenza, il gup descrive i comportamenti dell'imputato caratterizzati da un "razzismo volgare" e afferma che "la deriva verso
l'inciviltà non deve trovare proseliti in un luogo di lavoro".
Secondo Salemme, "il concetto del padronato denuncia accenti schiavistici che appartengono a parentesi oscure della storia dell'umanità: quanto di più lontano dall'ossequio dovuto alla dignità del lavoratore".

fonte: RaiNews24

venerdì 6 maggio 2011

Controllori di 'razza', il video shock

"Speriamo che viene Hitler che ti mette nel forno crematorio a te". Il video shock ripreso in un vagone delle Ferrovie Appulo Lucane dove si assiste all'aggressione verbale di un controllore che insulta un gruppo di migranti, dei ragazzi di colore che vengono offesi pesantemente
Il filmato è stato realizzato dall'associazione ambientalista di Altamura che si occupa anche di diritti civili, il Grillaio, in questi giorni in cui la Puglia è in prima linea nell'accoglienza dopo gli arrivi a Lampedusa e i trasferimenti nei centri per richiedenti asilo

venerdì 22 aprile 2011

Alemanno polemica con S.Egidio Per i rom sgomberati notte in basilica

'Il fatto che venga rifiutata l'assistenza vuol dire che molti non sono nelle condizioni disperate che Sant'Egidio si immagina, ma spesso fanno una scelta di carattere economico e non di disperazione''. Il sindaco, Gianni Alemanno, è tornato di nuovo sulla polemica con Sant'Egidio in merito ai 75 sgomberi di microaccampamenti abusivi eseguiti dal primo aprile. Nella mattinata, lo sgombero messo in atto dal Comune del campo nomadi abusivo a Casal Bruciato, nel V muncipio. Che ha provocato la "rivolta" dei rom. Hanno raggiunto e occupato la basilica di San Paolo. Pregano in silenzio tra i banchi. Sono 150 donne, uomini e 40 bambini. "Ci appelliamo alla Chiesa", ripetono. Tra loro c'è anche Augusta, 24 anni, una giovanissima mamma arrivata qualche mese fa a Roma da un paese vicino Bucarest, in Romania. Che racconta: "Siamo preoccupati, ci sgomberano e ci buttano in mezzo alla strada. Siamo una famiglia, dobbiamo stare insieme, non siamo cani. Gli abbiamo detto di lasciarci stare almeno per Pasqua, ma ci hanno risposto: 'Mangiatevi i topi'".

fonte: Repubblica