Francavilla, Puglia. Un consigliere comunale si inventa un'aggressione col coltello da parte di un immigrato nigeriano. Una panettiera lo smentisce, fa scarcerare il ragazzo e incriminare il politico per calunnia
Alessandra Latartara fa la panettiera a Francavilla Fontana, comune di 35 mila abitanti in provincia di Brindisi noto per le sue splendide chiese un po' fatiscenti, le processioni della Settimana Santa e i dolci del luogo, le mandorle ricce. Il suo negozio si chiama "Voglia di pane" e sta in via Immacolata, a pochi passi da piazza Umberto I: insomma, in pieno centro. Non fa politica, non è un'eroina: ma forse un piccolo ringraziamento pubblico, nell'Italia del 2010, lo merita lo stesso.
La signora Latartara, nella tarda mattinata di lunedì 23 agosto, se ne sta come sempre al suo negozio. Subito fuori, a chiedere l'elemosina, c'è invece Friday Osas, immigrato nigeriano, 24 anni, a cui ogni tanto la panettiera allunga un po' focaccia. Ma quel 23 agosto in via Immacolata, proprio davanti a "Voglia di pane", è di passaggio Benedetto Proto, consigliere comunale del Pdl, già noto in città per aver promosso - tempo fa - le prime "ronde pugliesi" per vigilare sugli extracomunitari. Ignaro di questo pregresso, Friday chiede a Proto, come a tutti, qualche spicciolo, ma il consigliere gli risponde bruscamente di andarsene, che lì dà fastidio. Il nigeriano gli risponde, c'è qualche minuto di tensione, poi tutto sembra finire lì. Invece, continuando a camminare, Proto estrae il suo cellulare e, pochi minuti dopo ecco avvicinarsi al negozio due vigili urbani. L'immigrato li vede e, immediatamente, scappa. I due lo inseguono tra le vie del centro, come se fosse un rapinatore, lo acchiappano e lo arrestano. Il motivo? Il consigliere comunale sostiene che il nigeriano lo aveva minacciato con un coltello.
La panettiera, però, ha visto tutto. E lo ricorda benissimo: non c'è stata nessuna minaccia, né alcun coltello. Solo un paio di parole di troppo, più dal politico che dall'immigrato. Che fare? Proto è un personaggio di un certo peso, in città. Friday invece è solo un immigrato e un clochard. Alessandra ci pensa due giorni e due notti. Poi va dalla polizia a raccontare la verità: "Quello si è inventato tutto. L'unica cosa che Friday aveva in mano era un pezzo di focaccia che gli avevo dato io". Testimonianza poi confermata ai giornalisti locali e sotto giuramento, al processo per direttissima. E in udienza la panettiera va oltre: "Friday è un bravissimo ragazzo, non ha mai fatto del male a nessuno e aiuta gli invalidi in carrozzella a entrare nel mio negozio".
Alla fine quella della signora Latartara viene considerata una testimonianza credibile al punto che anche il pm, Giuseppe De Nozza, si convince dell'innocenza di Friday Osas e ne chiede l'assoluzione. Che infatti arriva pochi giorni dopo, con formula piena, e le scuse a nome di tutta la comunità. "Sono cristiano, non provo nessun rancore, conosco il valore del perdono", commenta il nigeriano uscito di galera. Proto invece si arrabbia: "Perché alla vista dei vigili l'immigrato è fuggito? Evidentemente aveva qualcosa da nascondere", insiste il consigliere comunale. Ma con poco successo, perché ora rischia l'imputazione per calunnia. E intanto - su pressione tanto non solo dell'opposizione ma anche di buona parte del suo partito - ha dovuto anche dimettersi da consigliere comunale: "Questa città non merita il mio impegno", ha scritto nella lettera d'addio.
'Happy end', dunque. Forse sì. Ma i siti locali raccontano che la panettiera in questi giorni ha ricevuto degli "avvertimenti". Non si sa di chi, non si sa perché. Ecco: Alessandra Latartara è solo una cittadina italiana per bene, come dovremmo essere tutti. Facciamo in modo che non diventi mai un'eroina.
fonte: Espresso
sabato 18 settembre 2010
No al razzismo, sì al pane
“Retata razzista”, così l’Arci denuncia l’assalto al treno del questore di Grosseto
Alla stazione di Follonica venerdì mattina le porte del treno regionale 2337, in arrivo da Pisa, sono rimaste tutte chiuse. Tranne una: quella utilizzata per far scendere uno alla volta 100 immigrati senegalesi arrivati sulla costa maremmana per vendere la loro merce da spiaggia. Sono stati tutti condotti in un edificio delle Ferrovie e controllati, tra proteste e qualche spintone. Un extracomunitario è pure finito al pronto soccorso (ma è stato dimesso subito perché non aveva nulla). Dal cielo un elicottero ha osservato le operazioni, mentre le forze dell´ordine – polizia, vigili urbani e Finanza – hanno fatto un cordone intorno allo scalo ferroviario per intercettare chi avesse tentato la fuga. Un pattuglione in grande stile sotto gli sguardi stupiti degli altri viaggiatori. Obiettivo: bloccare i clandestini e la merce falsificata.
E´ la seconda volta nel giro di pochi giorni che la questura di Grosseto mette in pratica un controllo di massa sugli ambulanti, che arrivano prevalentemente dalla provincia di Pisa. «Un´opinione pubblica democratica non può che esprimere sconcerto per quello che è successo. Stazione circondata, decine di agenti, inseguimenti, un immigrato all´ospedale, tensione al massimo». L´atto d´accusa arriva dal presidente dell´Arci Toscana Vincenzo Striano. «I reati perseguiti, da quanto si capisce, sono commercio senza licenza e possesso di merce contraffatta. Nessuno di noi è favorevole a pratiche illegali, ma è altrettanto importante avere il senso della misura e cercare di risolvere le contraddizioni della società in cui viviamo, non esasperarle».
fonte: altracittà
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Sulcis, episodio di razzismo sul pullman: "Negro, puzzi, sul bus non ti siedi"
Era esausto, dopo un pomeriggio trascorso sotto il sole, avanti e indietro sulla spiaggia, nel tentativo di vendere bijou colorati, magliette e cappellini. Salito sull'autobus che da Plagemesu doveva riportarlo a Iglesias, ha subito adocchiato quel posto rimasto libero, ma un giovane ha allungato la gamba per impedirgli di sedersi. E quando l'ambulante senegalese ha chiesto spiegazioni, mostrando il suo stupore, si è sentito dire da un altro ragazzo: «ma cosa vorresti pretendere tu, negro che puzzi d'elefante»?
Chissà se gli ha fatto più male contare il magro guadagno di un pomeriggio di fine estate passato a camminare sulla sabbia o quella stupida frase, segno evidente di inciviltà e ignoranza prima ancora che di intolleranza razziale. È accaduto mercoledì sull'autobus dell'Arst che collega la località balneare di Gonnesa con Iglesias. Il mezzo era quasi pieno, fatta eccezione per qualche posto rimasto libero nella parte posteriore e proprio lì pensava di sedersi l'ambulante.
LA TESTIMONE A raccontarlo è una giovane mamma di Iglesias. Trascorso il pomeriggio al mare, la donna (di cui non riveliamo le generalità a sua tutela) faceva rientro in città con la corsa delle 18. «È successo subito dopo la partenza, il ragazzo straniero è andato nella parte posteriore del pullman dove c'erano alcuni posti liberi. Quando stava per sedersi, un giovane che aveva già preso posto ha allungato la gamba con l'evidente obiettivo di impedirglielo». A un simile atteggiamento non poteva che esserci una reazione di incredulità. L'ambulante senegalese ha quindi chiesto spiegazioni. «È nato un battibecco - ricorda la testimone - sino a quando è intervenuto un altro giovane italiano che, rivolto all'ambulante, ha detto “ma cosa pretendi tu, negro che hai la puzza di un elefante?”»
I PASSEGGERI Sull'autobus dell'Arst è calato inizialmente il gelo, sino a quando alcuni passeggeri hanno iniziato a mostrare il loro disappunto per quella manifestazione di grande inciviltà. Il vociare ha attirato anche l'attenzione del conducente il quale, arrivato al bivio per la statale 126, ha fermato l'autobus e si è diretto verso i ragazzi, intimando loro di smetterla. «La vicenda si è chiusa così, ma l'ambulante ha preferito non sedersi più vicino alle persone che lo avevano offeso e ha trovato posto in un sedile anteriore». Secondo quanto riferito dalla passeggera che ha assistito alla scena, i protagonisti, probabilmente ventenni, erano entrambi di Iglesias.
L'AUTISTA All'Arst non risulta che sia stata fatta una relazione dell'accaduto né che sia stato chiesto l'intervento delle forze dell'ordine per l'identificazione dei giovani iglesienti. «In effetti - riferisce ancora la passeggera - dopo l'intervento dell'autista la vicenda si è chiusa. Certo, è stata davvero una brutta manifestazione di intolleranza». Un episodio triste e preoccupante, che fa riflettere anche sull'assenza di sensibilità e pochezza culturale dei giovani aggressori.
fonte: Unione Sarda
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Comune di Tradate: incentivi solo a bambini "Bianchi"
Non è una questione di discriminazione verso lo straniero, ma la preoccupazione della conservazione della “razza europea”, quello che ha spinto il comune di Tradate, in provincia di Varese, a fare appello alla sentenza del tribunale di Milano, che definiva “discriminatorio” il bonus bebè dato solo agli italiani.
Il tribunale aveva quindi bocciato il provvedimento comunale che prevedeva un incentivo solo per i nuovi nati di “pelle bianca”. Già, perché l’incentivo, secondo l’amministrazione comunale formata da Lega e Pdl, era negato anche ai bambini italiani, nati in Italia, con un genitore straniero. Insomma per avere l’incentivo bisogna essere “puri”.
Allora l’amministrazione ha deciso di sospendere gli incentivi a tutti e aspettare la nuova decisione del tribunale.
“Il bonus bebè altro non vuole essere e non è se non un mero segnale d’incoraggiamento in nulla e per nulla attinente a situazioni di bisogno né all’appartenenza etnica o razziale bensì scaturente da considerazioni circa il futuro della cultura europea come indissolubilmente legata ai popoli dell’Europa medesima”, questa la motivazione del ricorso presentata dal comune.
Non è questione di razzismo, il problema è che questi europei “puri” non si riproducono più come una volta, allora il comune tenta una “procreazione assistita” da un bonus, per preservare la cultura del Vecchio Continente.
Il ricorso prosegue mettendo in risalto dati anagrafici dai quali si evince come la natalità europea sia minore di quelli degli altri continenti.
In realtà le sentenze sull’argomento sono numerose e sono tutte in linea con la convenzione di New York sui diritti dell’infanzia, che sottolinea che i diritti dei bambini devono essere garantiti a prescindere da ogni considerazione di razza, sesso e lingua.
E dire che la Lega era contraria all’euro.
fonte: Infooggi
Peruviani accusati di aver picchiato i vigili, dopo tre anni risultano innocenti ma nessun giornale lo scrive
Così scrivevano giornali e siti tre anni fa:
Il Corriere ci racconta di una «installazione» di mercati clandestini. Con vendita indisturbata di scarpe Nike taroccate. Un peruviano ne aveva appena scaricata una caterva quando è spuntata una squadra di 10 agenti. Il peruviano è finito ammanettato. Ha reagito. Soprattutto, ha urlato. Chiamando a raccolta una sessantina di connazionali, in gran parte donne, che bivaccavano da mezzogiorno nei paraggi tra barbecue e bottiglioni di birra. E con queste ultime, l'orda sudamericane ha assalito i ghisa. Colpi in testa e sul corpo (tre feriti, due dei quali in prognosi riservata al Niguarda). I vigili hanno arretrato. Hanno chiesto soccorso ai colleghi. Hanno reagito, arrestandone cinque. Prima che i peruviani, allertati dalle sirene delle pattuglie di soccorso in arrivo, sono scappati, approfittando dei larghissimi spazi del Cassinis.
Insomma, un'aggressione gratuita che fomenta l'odio razziale.
Nel settembre del 2010, a distanza di più di tre anni, i peruviani fermati sono stati dichiarati innocenti e sono stati incriminati i vigili. Peccato che nessuno l'abbia scritto. Anche questo fomenta l'odio razziale.
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giovedì 9 settembre 2010
Caschi bianchi pattugliano Milano a caccia di Rom
Milano, 22 agosto 2010. Pattugliano in bicicletta le strade di Milano. Il loro compito è quello di allontanare i Rom, i senzatetto, i poveri dai luoghi in cui sostano per chiedere l'elemosina o semplicemente per ripararsi dal sole.
Sono i "caschi bianchi" e il percorso fisso delle loro ronde prevede il passaggio davanti alle chiese: luoghi sacri dove in tutto il mondo è concesso da secoli agli esseri umani che si trovano in stato di indigenza di procurarsi i mezzi di sussistenza grazie alla carità dei più fortunati. Di fronte alle ragioni della forza e dell'intolleranza, a Milano e in Italia perde valore anche la saggezza riposta nella Costituzione, che all'articolo 3 recita: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
La Repubblica, al contrario, usa il suo potere e i suoi strumenti autoritari per... rimuovere chi è povero, escluso e disagiato. Ci si chiede chi autorizzi le azioni quotidiane delle "ronde" e quale legge violino le persone indigenti costrette a mendicare dall'inadeguatezza della stessa Repubblica, visto che anche la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 519 del 1995, ha dichiarato illeggittimo il “reato di mendicità non molesto". Abbiamo seguito le operazioni delle ronde, rilevando come i Rom e i senzatetto vengano allontanati dal sagrato delle chiese - che oltretutto sono proprietà del Vaticano - e dalle vie della città nonostante non molestino nessuno.
fonte: EveryOne
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mercoledì 8 settembre 2010
Insulti razzisti: "Vattene a lavorare, terrona, a zappare la terra!"
Non sembra vero, ma l’episodio accaduto in Friuli durante il weekend ci fa tornare indietro di qualche secolo.
A Maniago, in provincia di Pordenone, una docente precaria palermitana, Maria Carmela Salvo, sta facendo da cinque giorni lo sciopero della fame contro i tagli della Gelmini.
Seduta all’interno della sua auto, nella centralissima piazza Italia, ormai con il fisico debilitato, sopportando il freddo e soprattutto la fame, la donna non si aspettava di ricevere, anziché comprensione, insulti razzisti del tipo: “vattene a lavorare, terrona, a zappare la terra”!
Forse sarebbe stata meglio una “manganellata” di un celerino e non un’offesa così brutale e gratuita.
Tutto è successo venerdì sera, quando all’auto della donna si sono avvicinati alcuni abitanti di Maniago e, dopo aver bussato ai vetri appannati della Toyota, hanno rivolto le pesanti accuse razziste.
Maria Carmela, con tutta la sua dignità, non si è smossa ed ha semplicemente risposto: “se avessi la terra lo farei . Sono emigrata da Palermo per trovare lavoro”.
Immediata è arrivata la solidarietà dei colleghi, da Palermo fino al Friuli, e anche dei sindacalisti della Gilda di Treviso che, appresa la notizia, si sono immediatamente precipitati in piazza Italia per offrire il loro appoggio.
Intanto Maria Carmela, 55 anni, con alle spalle più di 25 come precaria, continua la sua protesta e le sue condizioni di salute sono sempre più instabili, tanto che ieri è intervenuta un’ambulanza che ha portato la donna all’ospedale Spilinbergo per monitorare i suoi parametri vitali.
Ma lei non si è per nulla allarmata e ha affermato: “«Non mollerò fino a quando il fisico regge! Non mi muoverò, finché il ministro dell’Istruzione non mi convocherà a Roma».
Dunque non basta la territorialità dei confini per fare l’Italia, mancano ancora, dopo 150 anni, gli italiani!
fonte: InfoOggi
Etichette: insulti, scuola, sud italia
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Razzismo in alta quota
«Vogliamo essere serviti da un bianco». È comparsa sulle pagine di Facebook del rifugio situato all'Emet in Alta Valle Spluga la cronaca di una vicenda decisamente spiacevole. Secondo quanto riportato online e riferito dal titolare Franco Gerosa, nei giorni scorsi una comitiva di escursionisti si è resa protagonista di un comportamento inqualificabile. «Che vergogna il razzismo - si legge sul sito -. Sono arrivate delle persone che si sono rifiutate di parlare con la mia collaboratrice di colore, fortuna che non si sono fermate a dormire come avevano programmato».
Va premesso che i gestori del rifugio non avrebbero voluto dare risalto a questa spiacevole notizia, sia per tutelare la privacy della ragazza, sia per evitare di dare troppo peso a un gesto che viene ritenuto frutto di ignoranza e maleducazione. Un atteggiamento dalla portata tanto grave che tuttavia non può venire sottovalutato.
È evidente, secondo quanto emerso, l'assenza di colpe da parte della giovane cameriera, collaboratrice della famiglia che gestisce la capanna Bertacchi. Ha semplicemente accolto i potenziali clienti, nel rispetto della prassi. Bastano poche parole per spiegare cosa è successo. Il titolare stava riposando e, all'arrivo di un gruppo di turisti italiani, la giovane donna si è occupata della sistemazione degli escursionisti. Si è rivolta ai clienti in inglese e si è sentita rispondere «che volevano parlare con un bianco, non con lei - spiegano i gestori -. Si tratta di un'evidente discriminazione razziale». Quando il gestore è intervenuto, i possibili clienti se ne sono andati.
fonte: la provincia di Sondrio
Imperia: lettrice denuncia episodio di razzismo da parte di controllori della Riviera Trasporti
Una nostra lettrice, che ha chiesto di restare anonima ci ha inviato questa lettera nella quale denuncia un episodio di razzismo alla quale racconta di aver assistito ieri mattina di fronte al Comune di Imperia.
Gentile direttore, mi sono decisa a scriverle dopo che nella mattinata di ieri, erano all’incirca le 11.30, ho assistito ad un episodio di razzismo ai danni di un extracomunitario da parte di tre controllori della Riviera Trasporti. Il giovane avrà avuto circa una trentina di anni, evidentemente trovato senza biglietto è stato fatto scendere dal mezzo e pesantemente apostrofato, tanto che è dovuto intervenire il vigile di servizio presso il Comune. I controllori che erano due, poi se ne è aggiunto un terzo, urlavano frasi di insulti al giovane che ha riconosciuto il suo torto di non aver pagato la corsa ma che pretendeva di essere trattato come gli italiani. A questo punto uno dei controllori è andato minaccioso verso il giovane con il dito alzato dicendogli:“Voi non siete esseri umani!”. Il vigile è intervenuto e gli stessi controllori hanno minacciato di chiamare i Carabinieri. Io capisco che sia giusto che anche gli extracomunitari paghino il biglietto dell’autobus (e lo stesso aveva riconosciuto il suo torto), ma quei controllori, tutti sulla cinquantina, si sono comportati veramente da cafoni e razzisti.
fonte: Sanremonews
Etichette: immigrati, imperia, polizia
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«Lo statuto ci discrimina siamo veneti anche noi»
Gli stranieri storcono il naso di fronte al nuovo statuto, basato sul motto: «Prima i veneti ». Il più perplesso è Abdallah Kezraji, che in qualità di vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione, guidata dall’assessore leghista all’identità veneta Daniele Stival, è il trait d’union tra le esigenze «protezioniste» del Carroccio e i diritti degli oltre 400 mila immigrati presenti sul territorio. «Gli aiuti sociali vanno parametrati in base a reddito, indice di povertà, figli—dice Kezraji—insomma criteri molto diversi dal campanile. Anche chi è in Veneto da due anni sta comunque contribuendo al suo sviluppo, quindi dovrebbe godere degli stessi diritti riconosciuti a chi vi risiede da quindici. Per come la vedo io è veneto chi vuole bene e fa il bene del Veneto. Parlare di precedenza agli autoctoni, di bandiera e inno è ridicolo: bisogna affrontare seriamente i problemi legati al welfare e non per slogan. E’ arrivato il momento di voltare pagina—chiude il vicepersidente della Consulta —e, nell’interesse generale, puntare sulla "concittadinanza". Vanno cioè difesi i diritti e i doveri di tutti, veneti e immigrati, senza ghettizzare o privilegiare nessuno».
Ferma anche la posizione di Thiam Badarà, presidente dell’Associazione immigrati extracomunitari: «Lo statuto è fatto per guardare al futuro, perciò deve tenere in considerazione il cambiamento della società, che sta diventando sempre più multietnica. La popolazione italiana ha una lunga aspettativa di vita, perciò per l’accudimento degli anziani avrà sempre più bisogno degli stranieri, che mettono al mondo anche più figli, quindi sono doppiamente destinati ad aumentare. E allora la carta del Veneto non può basarsi sulla tradizione, importante ma improntata al passato. Ormai gli immigrati non sono più l’eccezion e , m a componenti di una grande famiglia che per andare avanti ha bisogno di loro e degli italiani. Gli uni devono poter contare sull’aiuto degli altri, soprattutto in questo momento di crisi, che sta avvicinando i popoli. Smettiamola di parlare di privilegi e troviamo un equilibrio, partendo proprio dal nuovo presidente Luca Zaia, che dev’essere il governatore di tutti. Non abbiamo bisogno di uno Stato dentro lo Stato—continua Badarà—anche noi stranieri diciamo sì al federalismo, se significa trattenere sul territorio la ricchezza prodotta dallo stesso,manon a ingiustificati favoritismi. Se lo statuto li introduce, fa rifatto». In linea Alexander Marcinschi, presidente della Comunità dei cittadini moldavi: «Non si può discriminare nessuno, ognuno deve fare la sua parte, ci vuole equilibrio da entrambe le parti. Non vanno fatte differenze, altrimenti si creano dannosi conflitti sociali tra poveri. Noi moldavi siamo stati accettati bene in Veneto, perchè lavoriamo e rappresentiamo la comunità straniera che delinque di meno. Non pretendiamo nulla, nè vogliamo togliere niente a nessuno, però consideriamo sbagliato concedere precedenze nella concessione di servizi fondamentali».
fonte: Corriere
Etichette: immigrati, legge, veneto
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MILANO, PICCHIANO 12ENNE PERCHÉ È STRANIERO
Aggressione a sfondo razziale ai danni di un ragazzino cubano di 12 anni, ieri sera, all'interno di un parco di Zelo sul Rigone, paese alle porte di Abbiategrasso nel milanese. Il ragazzo, che era all'interno del Parco Verde insieme con due coetanei, che spaventati si sono allontanati, è stato avvicinato da altri tre dodicenni e prima insultato e poi raggiunto da spinte e qualche pugno. Il ragazzino, tornato a casa, ha raccontato l'accaduto alla madre e, successivamente, è stato condotto all'ospedale di Abbiategrasso per le cure del caso. Al giovane è stata riscontrata una contusione al naso che potrebbe aver subito una frattura. I tre aggressori, anche loro dodicenni e tutti frequentanti la stessa scuola media, non sono ancora stati identificati con certezza dai carabinieri, nonostante siano stati forniti dati abbastanza precisi sul loro conto. La madre del bambino - cubana e separata - ha sporto denuncia questa mattina. Secondo quanto si è appreso, i tre giovane aggressori, che non farebbero parte di nessuna gang, hanno rivolto al giovane cubano diversi insulti a sfondo razziale, a partire dal classico 'negro di m...'. Sempre a quanto si è appreso già in altre occasioni i tre dodicenni avevano preso di mira e offeso il 12enne cubano per il colore della sua pelle.
fonte: Leggo
PERUVIANA ACCOLTELLATA IN CASA DA EX FIDANZATO: MILANO, GRAVE
Milano, 31 ago. - Una peruviana di 19 anni si trova ricoverata in gravi condizioni all'ospedale Sacco di Milano dopo che e' stata accoltellata al volto e alle braccia dall'ex fidanzato. L'episodio e' avvenuto all'interno dell'appartamento dove la giovane vive in piazza Prealpi, periferia nord della citta'. La 19enne sarebbe stata aggredita con cocci di bottiglia e un coltello da cucina. E' stata lei stessa a chiamare il 118, indicando il suo ex come l'aggressore, prima di perdere conoscenza. L'uomo e' riuscito a fuggire. Le indagini sono condotte dalla polizia.
fonte: AGI
Etichette: accoltellamento, milano, perù
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Sgomberato il campo nomadi in via Rubattino
Via Rubattino: fuori i nomadi. Per l’ennesima volta quest’anno. Nonostante la giornata di pioggia, l’inizio delle scuole ormai incipiente, le proteste di maestre, volontari e religiosi della comunità di Sant’Egidio, ieri la polizia ha sgomberato 150 rom di cui 45 bambini. Considerando che fino ai giorni scorsi, erano circa 250 i nomadi che occupavano l’area abbandonata di via Rubattino, a fianco della Innse, un centinaio di occupanti se ne era già andato spontaneamente. Nessuna tensione, nessuna protesta da parte dei rom che si sono riparati dalla pioggia sotto il ponte della tangenziale, aspettando di poter andare nelle strutture messe a disposizione dal Comune. La protezione civile ha allestito una tenda per rifocillarli. Intanto le loro 64 baracche e 35 tende sono state rase al suolo. «Lo sgombero interrompe un percorso di integrazione importante, rivolto soprattutto ai bambini», ha protestato Domenico Protti, presidente dell’associazione dei genitori della scuola elementare «Bruno Munari» di via Feltre, dove studiano 29 piccoli rom allontanati. A chi protesta risponde il vicesindaco Riccardo De Corato: «La litania dei bambini che non potranno andare a scuola è falsa, visto che a mamme e bambini è stato offerto un tetto nelle strutture comunali e in 23 hanno accettato. Ed è ridicola di fronte ai crimini e alle violenze che si sono consumati in quell’area. Solo dieci giorni fa i vigili hanno salvato una sedicenne rom da uno stupro di gruppo arrestando un diciannovenne del campo». Plaude la Lega. «Se si confronta il numero di nomadi presenti a Milano con quelli in altre città come Barcellona e Parigi, è imbarazzante che non si sappia risolvere un problema che ha caratteristiche locali», è stato il commento del candidato sindaco Stefano Boeri.
fonte: ADNKronos
Etichette: milano, rom, sgombero
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lunedì 2 agosto 2010
Non si affitta agli immigrati
Appartamento affittasi: “astenersi perditempo e immigrati”. Luminosa casa con balcone e terrazza, in affitto: “No animali, no stranieri, no bambini”. Annunci come questi si susseguono a decine, sulla Rete. Riempiono siti di annunci, pagine di riviste specializzate, bacheche di tutta Italia. E mostrano il volto di un Paese che ha paura degli immigrati: anche se (o forse proprio perché) il loro numero non è più trascurabile. Secondo L’Istat i residenti sono almeno 3,9 milioni è il loro contrbuto al Pil (i dati sono del 2007) è del 9,1%. Un dato percentualmente più alto di quello degli italiani. La paura dello straniero degli italiani non trova riscontri neanche nei dati del ministero dell’Interno e della Banca d’Italia. Lo studio “Mandiamoli a casa – razzismo e pregiudizi, istruzioni per l’uso”, mostra che non esiste nessun parallelismo tra aumento dell’immigrazione con quello del tasso di criminalità.
Ciò nonostante molti italiani continuano ad avere paura degli immigrati, o quantomeno a non volerli quando cercano qualcuno a cui affittare una casa. A fornire una prospettiva scientifica all’esperienza quotidiana di centinaia di stranieri che tentano – tra umilianti “no, mi scusi” o “abbiamo già trovato”– di trovare un appartamento in affitto, sono per ora gli studiosi del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio. In una ricerca appena pubblicata, dal titolo Ethnic discrimination in the Italian rental housing market, Massimo Baldini e Marta Federici mostrano come gli atteggiamenti discrimnatori nel mercato delle case non siano affatto finiti negli anni ’60, quando i cartelli “non si affitta ai meridionali” affollavano le strade delle città del Nord. Al posto del “terrone” oggi c’è l’immigrato. Una forma di razzismo che, secondo lo studio, è più presente nell’Italia settentrionale, colpisce soprattutto gli uomini, maggiormente gli arabi rispetto a chi proviene dall’Europa dell’Est. Un atteggiamento che non viene scalfito nemmeno dalla crisi economica: “piuttosto che affittare casa a un immigrato, la lascio sfitta”.
Per compiere la ricerca, gli studiosi hanno creato 12 identità fittizie: sei maschi e sei femmine, 4 con nomi italiani, quattro arabi, quattro con nomi che suonavano come tipici dell’Europa dell’Est. In tutto sono state spedite circa tremila email in risposta ad annunci di case in affitto: e nel 50% delle lettere veniva dettagliata anche la vita lavorativa e familiare dello scrivente. Per tutta risposta i ricercatori si sono trovati di fronte a “un muro di gomma” anti immigrati: se alle email con nomi italiani si rispondeva positivamente nel 62% dei casi, a quelle provenienti dagli aspiranti inquilini dell’Est europeo, la percentuale scendeva al 49,5% che per gli arabi era il 44%. In altre parole: un proprietario di casa su 5 ha risposto in maniera opposta se la proposta di affitto arrivava da un italiano o da un arabo.
Nelle regioni settentrionali poi, solo uno su quattro rispondeva positivamente a un nome maschile arabo, mentre il 70% con un nome maschile italiano. Questa differenza di trattamento (il 25% di rifiuti per migranti nord africani) cala al 12% al Centro e al 14% al Sud dello Stivale. Forse perchè, scrivono i ricercatori, al Nord i migranti sono di più producendo nei residenti fenomeni di rigetto più forti. O forse dipende dalla vitalità economica di queste regioni rispetto al Mezzogiorno: un padrone di casa del Nord sa che riceverà altre offerte, se dice no a uno straniero.
Quel che è certo è che la discriminazione avviene in due diversi modi. Il più delle volte è implicita: basta chiamare e rivelare poi che a voler affittare non è un italiano, ma uno straniero, per vedere molte agenzie immobiliari e molti privati ritrarsi immediatamente (come testimonia anche un video postato su YouTube dall’attore Saverio Tommasi). Altre volte è esplicita, come nei casi degli annunci “no stranieri” apparsi in Rete. In quest’ultimo caso ad essere responsabile della discriminazione è non solo chi scrive l’annuncio (che comunque non rischia conseguenze penali), ma anche chi lo pubblica (e rischia sanzioni in base al decreto legislativo 215 del 2003). A tale riguardo esiste l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha creato un numero verde (800.90.10.10). Finora la gran parte delle segnalazioni riguardano le difficoltà nella ricerca di una casa. Ma a farle sono soprattutto italiani. Segno che quei cartelli – “affittasi – non a persone di colore” – seminano non solo rabbia, ma anche paura.
fonte: Il fatto quotidiano
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