Gli stranieri storcono il naso di fronte al nuovo statuto, basato sul motto: «Prima i veneti ». Il più perplesso è Abdallah Kezraji, che in qualità di vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione, guidata dall’assessore leghista all’identità veneta Daniele Stival, è il trait d’union tra le esigenze «protezioniste» del Carroccio e i diritti degli oltre 400 mila immigrati presenti sul territorio. «Gli aiuti sociali vanno parametrati in base a reddito, indice di povertà, figli—dice Kezraji—insomma criteri molto diversi dal campanile. Anche chi è in Veneto da due anni sta comunque contribuendo al suo sviluppo, quindi dovrebbe godere degli stessi diritti riconosciuti a chi vi risiede da quindici. Per come la vedo io è veneto chi vuole bene e fa il bene del Veneto. Parlare di precedenza agli autoctoni, di bandiera e inno è ridicolo: bisogna affrontare seriamente i problemi legati al welfare e non per slogan. E’ arrivato il momento di voltare pagina—chiude il vicepersidente della Consulta —e, nell’interesse generale, puntare sulla "concittadinanza". Vanno cioè difesi i diritti e i doveri di tutti, veneti e immigrati, senza ghettizzare o privilegiare nessuno».
Ferma anche la posizione di Thiam Badarà, presidente dell’Associazione immigrati extracomunitari: «Lo statuto è fatto per guardare al futuro, perciò deve tenere in considerazione il cambiamento della società, che sta diventando sempre più multietnica. La popolazione italiana ha una lunga aspettativa di vita, perciò per l’accudimento degli anziani avrà sempre più bisogno degli stranieri, che mettono al mondo anche più figli, quindi sono doppiamente destinati ad aumentare. E allora la carta del Veneto non può basarsi sulla tradizione, importante ma improntata al passato. Ormai gli immigrati non sono più l’eccezion e , m a componenti di una grande famiglia che per andare avanti ha bisogno di loro e degli italiani. Gli uni devono poter contare sull’aiuto degli altri, soprattutto in questo momento di crisi, che sta avvicinando i popoli. Smettiamola di parlare di privilegi e troviamo un equilibrio, partendo proprio dal nuovo presidente Luca Zaia, che dev’essere il governatore di tutti. Non abbiamo bisogno di uno Stato dentro lo Stato—continua Badarà—anche noi stranieri diciamo sì al federalismo, se significa trattenere sul territorio la ricchezza prodotta dallo stesso,manon a ingiustificati favoritismi. Se lo statuto li introduce, fa rifatto». In linea Alexander Marcinschi, presidente della Comunità dei cittadini moldavi: «Non si può discriminare nessuno, ognuno deve fare la sua parte, ci vuole equilibrio da entrambe le parti. Non vanno fatte differenze, altrimenti si creano dannosi conflitti sociali tra poveri. Noi moldavi siamo stati accettati bene in Veneto, perchè lavoriamo e rappresentiamo la comunità straniera che delinque di meno. Non pretendiamo nulla, nè vogliamo togliere niente a nessuno, però consideriamo sbagliato concedere precedenze nella concessione di servizi fondamentali».
fonte: Corriere
mercoledì 8 settembre 2010
«Lo statuto ci discrimina siamo veneti anche noi»
Etichette: immigrati, legge, veneto
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MILANO, PICCHIANO 12ENNE PERCHÉ È STRANIERO
Aggressione a sfondo razziale ai danni di un ragazzino cubano di 12 anni, ieri sera, all'interno di un parco di Zelo sul Rigone, paese alle porte di Abbiategrasso nel milanese. Il ragazzo, che era all'interno del Parco Verde insieme con due coetanei, che spaventati si sono allontanati, è stato avvicinato da altri tre dodicenni e prima insultato e poi raggiunto da spinte e qualche pugno. Il ragazzino, tornato a casa, ha raccontato l'accaduto alla madre e, successivamente, è stato condotto all'ospedale di Abbiategrasso per le cure del caso. Al giovane è stata riscontrata una contusione al naso che potrebbe aver subito una frattura. I tre aggressori, anche loro dodicenni e tutti frequentanti la stessa scuola media, non sono ancora stati identificati con certezza dai carabinieri, nonostante siano stati forniti dati abbastanza precisi sul loro conto. La madre del bambino - cubana e separata - ha sporto denuncia questa mattina. Secondo quanto si è appreso, i tre giovane aggressori, che non farebbero parte di nessuna gang, hanno rivolto al giovane cubano diversi insulti a sfondo razziale, a partire dal classico 'negro di m...'. Sempre a quanto si è appreso già in altre occasioni i tre dodicenni avevano preso di mira e offeso il 12enne cubano per il colore della sua pelle.
fonte: Leggo
PERUVIANA ACCOLTELLATA IN CASA DA EX FIDANZATO: MILANO, GRAVE
Milano, 31 ago. - Una peruviana di 19 anni si trova ricoverata in gravi condizioni all'ospedale Sacco di Milano dopo che e' stata accoltellata al volto e alle braccia dall'ex fidanzato. L'episodio e' avvenuto all'interno dell'appartamento dove la giovane vive in piazza Prealpi, periferia nord della citta'. La 19enne sarebbe stata aggredita con cocci di bottiglia e un coltello da cucina. E' stata lei stessa a chiamare il 118, indicando il suo ex come l'aggressore, prima di perdere conoscenza. L'uomo e' riuscito a fuggire. Le indagini sono condotte dalla polizia.
fonte: AGI
Etichette: accoltellamento, milano, perù
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Sgomberato il campo nomadi in via Rubattino
Via Rubattino: fuori i nomadi. Per l’ennesima volta quest’anno. Nonostante la giornata di pioggia, l’inizio delle scuole ormai incipiente, le proteste di maestre, volontari e religiosi della comunità di Sant’Egidio, ieri la polizia ha sgomberato 150 rom di cui 45 bambini. Considerando che fino ai giorni scorsi, erano circa 250 i nomadi che occupavano l’area abbandonata di via Rubattino, a fianco della Innse, un centinaio di occupanti se ne era già andato spontaneamente. Nessuna tensione, nessuna protesta da parte dei rom che si sono riparati dalla pioggia sotto il ponte della tangenziale, aspettando di poter andare nelle strutture messe a disposizione dal Comune. La protezione civile ha allestito una tenda per rifocillarli. Intanto le loro 64 baracche e 35 tende sono state rase al suolo. «Lo sgombero interrompe un percorso di integrazione importante, rivolto soprattutto ai bambini», ha protestato Domenico Protti, presidente dell’associazione dei genitori della scuola elementare «Bruno Munari» di via Feltre, dove studiano 29 piccoli rom allontanati. A chi protesta risponde il vicesindaco Riccardo De Corato: «La litania dei bambini che non potranno andare a scuola è falsa, visto che a mamme e bambini è stato offerto un tetto nelle strutture comunali e in 23 hanno accettato. Ed è ridicola di fronte ai crimini e alle violenze che si sono consumati in quell’area. Solo dieci giorni fa i vigili hanno salvato una sedicenne rom da uno stupro di gruppo arrestando un diciannovenne del campo». Plaude la Lega. «Se si confronta il numero di nomadi presenti a Milano con quelli in altre città come Barcellona e Parigi, è imbarazzante che non si sappia risolvere un problema che ha caratteristiche locali», è stato il commento del candidato sindaco Stefano Boeri.
fonte: ADNKronos
Etichette: milano, rom, sgombero
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lunedì 2 agosto 2010
Non si affitta agli immigrati
Appartamento affittasi: “astenersi perditempo e immigrati”. Luminosa casa con balcone e terrazza, in affitto: “No animali, no stranieri, no bambini”. Annunci come questi si susseguono a decine, sulla Rete. Riempiono siti di annunci, pagine di riviste specializzate, bacheche di tutta Italia. E mostrano il volto di un Paese che ha paura degli immigrati: anche se (o forse proprio perché) il loro numero non è più trascurabile. Secondo L’Istat i residenti sono almeno 3,9 milioni è il loro contrbuto al Pil (i dati sono del 2007) è del 9,1%. Un dato percentualmente più alto di quello degli italiani. La paura dello straniero degli italiani non trova riscontri neanche nei dati del ministero dell’Interno e della Banca d’Italia. Lo studio “Mandiamoli a casa – razzismo e pregiudizi, istruzioni per l’uso”, mostra che non esiste nessun parallelismo tra aumento dell’immigrazione con quello del tasso di criminalità.
Ciò nonostante molti italiani continuano ad avere paura degli immigrati, o quantomeno a non volerli quando cercano qualcuno a cui affittare una casa. A fornire una prospettiva scientifica all’esperienza quotidiana di centinaia di stranieri che tentano – tra umilianti “no, mi scusi” o “abbiamo già trovato”– di trovare un appartamento in affitto, sono per ora gli studiosi del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio. In una ricerca appena pubblicata, dal titolo Ethnic discrimination in the Italian rental housing market, Massimo Baldini e Marta Federici mostrano come gli atteggiamenti discrimnatori nel mercato delle case non siano affatto finiti negli anni ’60, quando i cartelli “non si affitta ai meridionali” affollavano le strade delle città del Nord. Al posto del “terrone” oggi c’è l’immigrato. Una forma di razzismo che, secondo lo studio, è più presente nell’Italia settentrionale, colpisce soprattutto gli uomini, maggiormente gli arabi rispetto a chi proviene dall’Europa dell’Est. Un atteggiamento che non viene scalfito nemmeno dalla crisi economica: “piuttosto che affittare casa a un immigrato, la lascio sfitta”.
Per compiere la ricerca, gli studiosi hanno creato 12 identità fittizie: sei maschi e sei femmine, 4 con nomi italiani, quattro arabi, quattro con nomi che suonavano come tipici dell’Europa dell’Est. In tutto sono state spedite circa tremila email in risposta ad annunci di case in affitto: e nel 50% delle lettere veniva dettagliata anche la vita lavorativa e familiare dello scrivente. Per tutta risposta i ricercatori si sono trovati di fronte a “un muro di gomma” anti immigrati: se alle email con nomi italiani si rispondeva positivamente nel 62% dei casi, a quelle provenienti dagli aspiranti inquilini dell’Est europeo, la percentuale scendeva al 49,5% che per gli arabi era il 44%. In altre parole: un proprietario di casa su 5 ha risposto in maniera opposta se la proposta di affitto arrivava da un italiano o da un arabo.
Nelle regioni settentrionali poi, solo uno su quattro rispondeva positivamente a un nome maschile arabo, mentre il 70% con un nome maschile italiano. Questa differenza di trattamento (il 25% di rifiuti per migranti nord africani) cala al 12% al Centro e al 14% al Sud dello Stivale. Forse perchè, scrivono i ricercatori, al Nord i migranti sono di più producendo nei residenti fenomeni di rigetto più forti. O forse dipende dalla vitalità economica di queste regioni rispetto al Mezzogiorno: un padrone di casa del Nord sa che riceverà altre offerte, se dice no a uno straniero.
Quel che è certo è che la discriminazione avviene in due diversi modi. Il più delle volte è implicita: basta chiamare e rivelare poi che a voler affittare non è un italiano, ma uno straniero, per vedere molte agenzie immobiliari e molti privati ritrarsi immediatamente (come testimonia anche un video postato su YouTube dall’attore Saverio Tommasi). Altre volte è esplicita, come nei casi degli annunci “no stranieri” apparsi in Rete. In quest’ultimo caso ad essere responsabile della discriminazione è non solo chi scrive l’annuncio (che comunque non rischia conseguenze penali), ma anche chi lo pubblica (e rischia sanzioni in base al decreto legislativo 215 del 2003). A tale riguardo esiste l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha creato un numero verde (800.90.10.10). Finora la gran parte delle segnalazioni riguardano le difficoltà nella ricerca di una casa. Ma a farle sono soprattutto italiani. Segno che quei cartelli – “affittasi – non a persone di colore” – seminano non solo rabbia, ma anche paura.
fonte: Il fatto quotidiano
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sabato 31 luglio 2010
Agenzia di viaggi truffa gli immigrati la Dy Aerei incassa senza prenotare i voli
Circa 200 immigrati, la maggior parte lavoratori sudamericani che volevano tornare a casa per il periodo di ferie, hanno pagato tra i 1000 e 3000 euro ad un'agenzia di viaggio per biglietti aerei scoprendo solo all'aeroporto che i voli non erano mai stati prenotati. Lo denuncia, un legale, l'avvocato Domenico Chindamo, al quale i truffati si sono rivolti.
Secondo quanto segnalato dal legale, gli immigrati, quasi tutti di Perù, Ecuador, Honduras, si erano affidati ad un'agenzia milanese, denominata Dy Aerei di Anita Mayo, gestita da ecuadoregni in via Tadino.
Per alcuni mesi l'agenzia, ha accolto le prenotazioni di viaggi per l'estate ad offerte vantaggiose. I clienti hanno pagato sempre in anticipo ma solo nelle settimane scorse, quando i primi che avevano prenotato si sono presentati in aeroporto hanno scoperto che non c'era alcun biglietto a loro nome. Si sono presentati quindi in agenzia, senza più trovare nessuno.
Per un certo periodo la titolare ha risposto al cellulare proponendo incontri chiarificatori e attribuendo la responsabilità di quanto accaduto, ad altre agenzie, alle quali a sua volta aveva versato i soldi ricevuti per fare le prenotazioni. Poi anche quel canale si è interrotto.
fonte: Repubblica
Etichette: immigrati, milano, truffa
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venerdì 30 luglio 2010
Migranti stagionali, piccole Rosarno crescono
La chiamano ‘Grotta Paradiso‘. È il rudere malridotto di un casolare nell’agro lucano che negli ultimi mesi ha ospitato decine di braccianti africani del Burkina Faso. Ad agosto gli stagionali impiegati nei campi saranno più di un migliaio, ma nessuno è in grado di offrire loro una sistemazione dignitosa. E a qualcuno torna in mente Rosarno, la cittadina calabrese dove lo scorso gennaio scoppiò la rivolta dei migranti impegnati, in condizioni disumane, nelle campagne.
Siamo a Palazzo San Gervasio (provincia di Potenza), comune di quattromila anime dove ogni anno arrivano centinaia di africani, ma anche romeni e bulgari, per la raccolta dei pomodori.
“La situazione è preoccupante”, ha detto Ivano Strizzolo (Pd), vice presidente della commissione Schengen – Europol – Immigrazione, che un paio di settimane fa ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni locali per trovare una soluzione condivisa al problema.
“La visita della commissione non ha sbloccato la situazione”, spiega Bernardo Bruno dell’Osservatorio Migranti Basilicata, che denuncia: “Comune e Regione, ancora una volta, arriveranno impreparati all’appuntamento con i braccianti”.
E’ andato deserto anche il bando del Comune per l’affidamento della gestione del centro di accoglienza, unica alternativa ai rifugi di fortuna come ‘Grotta Paradiso’. A dirlo è il vice sindaco di Palazzo, Paolo Palumbo, che dichiara: “Il centro quest’anno non aprirà, non ci sono le condizioni igieniche e di sicurezza”. Anche i centomila euro che la Regione ha stanziato all’inizio di luglio per il recupero della struttura rimarranno inutilizzati. I braccianti cercheranno riparo nelle vecchie masserie abbandonate. “Ma a fine luglio”, spiega Palumbo, “sono già tutte piene”. La verità è che un piccolo comune non può accogliere da solo centinaia di persone. Ciò nonostante comuni limitrofi e imprenditori agricoli fanno orecchie da mercante.
Peraltro, nella stessa delibera con cui la Regione assegnava i fondi, si precisava che gli stagionali, per usufruire del centro, dovevano dimostrare di aver fatto domanda al centro per l’impiego di Lavello, a 24 chilometri da Palazzo San Gervasio. “Nessuno di loro percorrerà quel tragitto a piedi”, tuonano dall’Osservatorio Migranti. “È un’assurdità burocratica degna di chi non ha mai sviluppato un progetto concreto”.
Proprio nel centro di accoglienza, a febbraio, si erano accampati abusivamente i braccianti del Burkina Faso. Chiuso per ordinanza del sindaco, il centro è stato sgomberato dai carabinieri.
Come testimoniano i volontari dell’Osservatorio, i migranti in questione erano tutti regolari e molti di loro già con un contratto in mano. La denuncia che pende sulle loro teste è per violazione di ordinanza pubblica e occupazione aggravata di edificio pubblico. Se verranno giudicati colpevoli, rischiano l’espulsione. Ma per ora la vera condanna è quella di dover vivere in luoghi disumani come grotte e masserizie abbandonate.
In difesa dei malcapitati, il Centro di documentazione Michele Mancino insieme ad alcuni cittadini di Palazzo San Gervasio, ha presentato un esposto alla procura di Melfi, sostenendo che i braccianti hanno “agito in stato di necessità” e denunciando l’inadempienza di istituzioni e enti locali, causa di una vera e propria “riduzione in schiavitù”.
Intanto agosto è alle porte. I rifugi di fortuna come ‘Grotta Paradiso’ si riempiono di stagionali, regolari e non, che per qualche mese, per venti euro al giorno (caporali permettendo), vivranno in condizioni disumane. E l’incubo di Rosarno torna a fare paura.
fonte: Il Fatto Quotidiano
Etichette: immigrati, lavoro, potenza
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Ucciso ragazzo bulgaro di 16 anni per una bicicletta
Un morto e due feriti a causa di una bicicletta. E' questo il bilancio di una rissa tra ragazzi italiani e bulgari, avvenuta la notte scorsa ad Oppido Mamertina, centro in provincia di Reggio Calabria. A scatenare la lite, sarebbe stato proprio il furto di una bicicletta. Un ragazzo bulgaro, di 16 anni, Alexandrev Zafir, è stato ucciso a coltellate e altri due connazionali feriti.
Il carabinieri hanno arrestato un ragazzo del luogo, O.C., di 17 anni. Fuggito dopo l'omicidio è stato bloccato dalle forze dell'ordine e ha confessato il delitto. E' stato arrestato per omicidio aggravato e duplice tentato omicidio. I due bulgari feriti, Alexander Assen e Ivanov Bovomil, entrambi di 19 anni, ricoverati in ospedale a Gioia Tauro e Polistena, sono in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. La rissa è avvenuta poco prima di mezzanotte.
Il furto della bicicletta. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri di Palmi, l'omicida ha contattato i tre ragazzi bulgari accusandoli per il furto di una bicicletta che aveva subito qualche giorno prima. C'è stata successivamente una prima colluttazione conclusasi con la fuga del ragazzo italiano. Poco dopo, O.C. è tornato sul posto armato di un coltello con il quale ha aggredito i tre bulgari, uccidendo Alevandrev Zafir e ferendo gli altri due. Subito dopo si è dato alla fuga, conclusasi con l'arresto da parte dei carabinieri.
Tutto è accaduto a Oppido Mamertina, lungo una delle vie del paese. La vittima, ferita al torace e al braccio, è deceduta durante il trasporto all'ospedale. Gli altri due ragazzi bulgari hanno riportato ferite al fianco e all'addome. Secondo quanto riferito dai carabinieri, l'omicida è incensurato e non è collegato ad ambienti della criminalità.
fonte: Repubblica
Etichette: bulgaria, omicidio, reggio calabria
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giovedì 29 luglio 2010
Razzismo: cerca di fare pulizie, senegalese aggredito
Un senegalese cerca di svolgere il proprio lavoro di addetto alle pulizie ma viene insultato e picchiato da cinque italiani.
E' successo a Vercelli davanti a un centro commerciale. I carabinieri hanno individuato e arrestato uno degli aggressori, un quarantenne pregiudicato residente in città, per violenza privata aggravata dal razzismo. Gli italiani stavano mangiando nel mezzo del parcheggio.
fonte: ANSA
Etichette: pestaggio, senegal, vercelli
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Tunisino che sognava l'Europa muore soffocato nel bagagliaio
Il viaggio della speranza, la traversata da clandestino è finita sulla piazzola "Castagna" dell'autostrada Genova-Milano. O meglio, ancora prima: chiuso, soffocato nel cofano-bagagli di una Mercedes trasformato in una bara. La triste fine di un tunisino, di età compresa tra i 25 ed i 30 anni, che sognava l'Europa per mettere fine alla sua vita di stenti e miseria, pare che sia stata "scoperta" dall'autista della vettura, che ha raccontato alla polizia stradale di avere sentito un cattivo odore provenire proprio dal bagagliaio. "Ho aperto, ho visto questo corpo ormai senza vita", ha cercato di far capire l'uomo, cittadino francese di 21 anni, ma anche lui di origine tunisina. Polizia e Procura della Repubblica stentano a credere a questa versione, tanto che il conducente è stato arrestato con l'ipotesi di trasporto illegale, di avere tentato di introdurre in territorio Shengen la vittima. Lui, però, ha dichiarato di non conoscere l'uomo, di non essere al corrente di viaggiare con una persona chiusa nel cofano.
L'auto, con targa francese, è sbarcata ieri nel porto di Genova, poco dopo l'una e mezza, dal traghetto "Venizelos" della Cotunav, proveniente da Tunisi. La vettura ha imboccato la A-7, diretta a Nord, e mezzora dopo, intorno alle 2, una pattuglia della Polstrada si è accorta della presenza della Mercedes scura ferma nell'area di parcheggio "Castagna", la prima che si incontra dopo lo svincolo di Bolzaneto. Gli agenti hanno notato un uomo che richiamava l'attenzione, sbracciando, in piedi davanti al cofano; un altro steso a terra, privo di conoscenza. L'autista ha detto subito di averlo tirato giù nel tentativo di soccorrerlo, anche se potrebbe avere tentato di liberarsene.
Comunque, la polizia ha fatto scattare immediatamente i soccorsi, chiamando il "118", ma è stato tutto inutile. Non è rimasto che far intervenire il medico-legale. L'autista, colto da malore, prima è stato accompagnato all'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, poi alla direzione compartimentale della Polstrada. Il pm di turno, Vittorio Ranieri Miniati, da una parte ha disposto il sequestro della vettura e conferito l'incarico per l'autopsia sul cadavere, dall'altra ha firmato l'arresto del conducente, sospettato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina (legge Bossi-Fini) e morte in conseguenza di altro reato.
Stando ai primi accertamenti medico-legali, il decesso sarebbe avvenuto per asfissia, almeno 12 ore prima del ritrovamento del cadavere.
fonte: La Repubblica
Etichette: clandestino, genova, morte, tunisia
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sabato 24 luglio 2010
E l'Italia fece scendere Rosa Parks dall'autobus
La ragazzina, classe 1988, studentessa, cittadina brasiliana ma abitante in Italia da anni, stava viaggiando su un autobus urbano Sila in viale Belforte. Si stava lamentando con un' amica nicaraguense per il caldo che c’era sul mezzo pubblico quando un uomo, "autista in borghese", con bimbo in braccio e moglie incinta al seguito, si intromette e comincia ad insultarla. Le dice: “Cosa volete un tappeto rosso sugli autobus? Vai al tuo paese, negra di m... e non venite qui a romperci i c...» e altre "gentilezze" simili. La ragazza risponde, la moglie prende le parti del marito e rincara. Alla fine la situazione degenera e i due mettono le mani addosso alla ragazza.
A quel punto alla giovane brasiliana viene detto di scendere, ma lei si rifiuta. L’autista ferma il bus e chiede alla ragazza di andarsene “per ristabilire l’ordine”.
da Varese News via Daniele Sensi
lunedì 12 luglio 2010
Razzismo democratico?
Errore di stampa? O piuttosto incapacità di trasmettere un messaggio corretto? E' quello che si stanno domandando gli elettori del Pd nelle Marche, dove sta circolando un manifesto preparato dalla segreteria del partito Democratico in cui, per accusare il governo di non aver mantenuto le promesse, lo incolpa di aver portato in Italia «più immigrati» e di essere stato quasi "di manica larga" - leggi: troppo tollerante - nei confronti degli extracomunitari giunti nel nostro Paese per trovare un lavoro e la speranza di una vita dignitosa.
fonte: Unità, via Kuda
Etichette: immigrati, marche, partito democratico
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giovedì 8 luglio 2010
Razzismo nelle scuole del veneto
A Treviso un bambino napoletano per un anno intero è stato offeso ,insultato, umiliato quotidianamente e continuamente; oltre a insulti del tipo "sei un camorrista", "terrone", e coretti vari contro i napoletani, (gli stessi intonati da Salvini, per intenderci) veniva accusato di puzzare, e i ragazzi disinfettavano pure le penne che lui toccava.
La mamma del ragazzo si era rivolta alle insegnanti per avere delle spiegazioni, e queste rovesciando il problema le hanno detto che era il suo ragazzo ad essere problematico.
Il Preside e i genitori sono indignati, secondo loro la madre del bambino dovrebbe scusarsi per le infondate accuse.
L’Assessore regionale alle Politiche dell’istruzione e formazione Elena Donazzan afferma: “So trattarsi di un caso difficile, che crea sofferenza e irrequietezza in un ragazzo che ha dimostrato una difficoltà di inserimento che non credo vada attribuita né ai compagni di classe né agli insegnanti”.
Maria Giuliana Bigardi provveditore di Treviso spiega che invece si atterrà al protocollo, che prevede l’invio di una relazione al Direttore scolastico regionale e anche al Ministero dell’istruzione, in questa relazione ci saranno anche le testimonianze dei docenti, del preside e dei genitori.
L’Assesore comunale Mauro Michielion si preoccupa invece di chi pagherà i danni per aver compromesso l’immagine della scuola degli insegnanti e sopratutto della città di Treviso.
Il Sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo tende a ridimensionare l’intera vicenda: “La nostra città non è razzista. Alcuni dei personaggi più illustri di Treviso provengono dal sud Italia. Bisogna controllare in maniera maggiore i ragazzi e le dinamiche che si creano fra compagni.Sono state scaramucce fra bambini, situazioni che si verificano in ogni scuola. Ricordo che accadeva anche quand’ero piccolo io, ci si prendeva spesso in giro. Ora bisogna capire perché è successo”.
Il problematico, alla fine di tutto, è il bambino napoletano insieme alla sua famiglia che si è permessa di denunciare il caso.
Un altro caso di razzismo è avvenuto a Solesino in provincia di Padova, una studentessa romena ha tentato di suicidarsi piuttosto che andare a scuola.
”Nostra figlia - racconta il papà - è stata isolata dai compagni. Le dicevano che "puzzava di romena" e che non era vestita alla moda. Ne aveva parlato con la mamma: il compito in classe ha colmato la sua paura”.
Il preside della scuola di Solesino invece spiega: “Le accuse di razzismo sono infondate , noi approfondiremo la vicenda con la classe e gli insegnanti. Ed è certo che se vi fosse anche un minimo riscontro, prenderemo dei severi provvedimenti con chi ha discriminato una propria compagna di classe. Ma io credo che si tratti di un fatto infondato così come viene esposto. Nella nostra scuola c’è l’8 per cento di studenti stranieri e lavoriamo costantemente con progetti per l’integrazione”.
Il sindaco di Solesino Walter Barin invece racconta: ”Non eravamo a conoscenza del fatto ... incontreremo il dirigente scolastico e cercheremo di andare a fondo sulla vicenda. Nessuno sembra essere a conoscenza di questi episodi, anzi mi dicono che la ragazza era ben integrata, certo è che si tratterebbe di un grave caso di discriminazione se le parole dei compagni di classe fossero vere. I docenti mi hanno assicurato che non c’è stata mancanza di solidarietà: i compagni di classe della ragazza sono stati i primi ad andare a trovarla in ospedale. A Solesino non abbiamo mai avuto episodi di razzismo, sarebbe il primo e sarebbe da condannare”.
Adrian Todureschu portavoce della comunità romena ha dichiarato: ”Presenteremo un esposto al dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Solesino perché venga aperta un’inchiesta interna al fine di individuare eventuali responsabili e che possano essere presi i provvedimenti adeguati. Inoltre, valuteremo di seguito insieme ai genitori se presentare un esposto anche alla procura per discriminazione razziale. Come comunità siamo delusi e amareggiati: quello che è successo è un fatto gravissimo che poteva degenerare in una strage familiare”.
Ormai episodi del genere avvengono tutti i giorni, sempre con le stesse dinamiche ,e il danneggiato diventa poi l’elemento che non si integra, come se per integrarsi si debba diventare delle bestie. Poi tutti compatti a difendere il branco: politici, genitori, docenti, tutti bravi ragazzi; offendere, insultare, mancare di rispetto sono cose normali. Il bello è che la scuola dovrebbe educare alla convivenza, ma insegnanti educatori ci sono ancora? E le regole e i valori cosa sono un optional per i fessi?
fonte: Agoravox
Etichette: padova, romania, sud italia, treviso, veneto
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Napoli: orrore a via Scarlatti raid razzista e finanzieri indifferenti
Venerdì due luglio.
In via Scarlatti al Vomero un extracomunitario vende qualcosa, oggettini senza importanza; è un giovane dallo sguardo mite, non disturba nessuno, se ne sta ai margini del marciapiede attendendo che qualcuno lo avvicini, e quando accade risponde con garbo. Da chissà dove si materializza al centro della strada, isola pedonale destinata ad uno struscio quotidiano, un gruppetto di giovani dall'aspetto volgare ed aggressivo che cominciano a provocare pesantemente il giovane nero, che però non reagisce in alcun modo.
Indispettiti i teppisti si avvicinano ancora di più e con fare da gradassi gli strappano via l'improvvisata bancarella spargendo intorno la povera merce e lo picchiano di santa ragione: colpi maligni senza nessuna cautela. Un episodio esemplare di violenza gratuita.
Che si svolge nell'assoluta indifferenza dei passanti, fino a quando appare una guardia giurata che, avvicinandosi ai giovinastri li apostrofa: “Vai, và, ca stì fetiente s'ò mmeritano” (Dai su, questi fetenti se lo meritano). Ma per fortuna ecco salire dall'incrocio di con via Luca Giordano la pattuglia di militari (in questo caso la GdF) che insieme alla Polizia Urbana tutelano la sicurezza in quel tratto di isola pedonale, un'iniziativa a suo tempo molto decantata sulle pagine dei giornali.
La pattuglia affretta subito il passo e volgendo il capo dall'altro lato si infila in una strada trasversale. Ho pensato subito che questi episodi vanno portati a conoscenza di tutti e che avrei cercato anche le motivazioni di questi gesti.
fonte: il Mattino
