Troppo spesso si ignora, o si dimentica, che xenofobia non è un sinonimo di razzismo o di intolleranza etnica: è, piuttosto, la paura dello straniero. La distinzione è decisiva perché è vero che ogni razzismo si nutre di xenofobia, ma non è affatto automatico o fatale che ogni xenofobia precipiti in razzismo. D’altra parte, la xenofobia è antica come l’uomo e affonda le sue radici in sentimenti e meccanismi ancestrali che rimandano alle dimensioni più profonde e resistenti della psiche. Oggi, nelle moderne società globalizzate, il confine tra razzismo e non razzismo è, a ben vedere, assai netto da decifrare, anche se sdrucciolevole da percorrere. Razzismo è tutto ciò che porta la xenofobia a farsi ostilità, aggressività, discriminazione; non razzismo è tutto ciò che contribuisce, con argomenti razionali, a disinnescare la fobia (diffidenza, sospetto, paura) verso lo straniero. Perché la xenofobia si traduca in razzismo, in una società come quella italiana dove resistono le culture dell’accoglienza (di origine laica o religiosa), è necessario che operino gli «imprenditori politici dell’intolleranza».
Nel nostro paese, quegli imprenditori, si sono manifestati e organizzati più tardi rispetto ad altre nazioni, ma oggi sono particolarmente attivi e aggressivi e soprattutto, caso pressoché unico in Europa, partecipano al Governo del paese. Quegli «imprenditori» raccolgono gli umori più torvi e, insieme, più dolenti (sono gli strati popolari a soffrire maggiormente la convivenza con gli stranieri), li trasferiscono nella sfera pubblica e li utilizzano come risorsa politica di mobilitazione e di conquista e gestione del potere. Per fare questo devono trattare politicamente le paure collettive e le ansie condivise, traducendole in strumento di governo. È, appunto, il governo della paura. Delle paure: quelle vere e quelle false, quelle create artificialmente e quelle incentivate spregiudicatamente. Basti pensare al fatto che la più ansiogena campagna sulla sicurezza è stata attivata nel periodo storico che ha conosciuto, in Italia, la massima riduzione del numero dei reati. In particolare, gli omicidi volontari che nel 1991 erano 1916, scendono a 605 nel 2008 (avete letto bene: 605). Per quanto riguarda gli stranieri, va considerato un dato assai interessante: il tasso di criminalità tra gli immigrati regolari è più basso rispetto al tasso registrato tra gli italiani ed è ancora più ridotto se si confronta la fascia d’età oltre i 45 anni.
Il discorso va rovesciato, evidentemente, a proposito degli immigrati irregolari: qui il tasso di criminalità cresce in misura assai significativa. Se ne dovrebbe dedurre che, tra le cause, abbia un peso significativo la condizione di marginalità sociale in cui quegli stranieri non regolarti si trovano: e ne dovrebbe conseguire la necessità di estendere, attraverso politiche pubbliche intelligenti e razionali, l’area della regolarità. Ma vallo a spiegare a quel genio di Roberto Calderoli.
fonte: Unità
venerdì 8 gennaio 2010
Quando lo straniero è cattivo anche se non commette reati
Etichette: lavoro
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Razzismo nel bus, autista nei guai
Razzismo in autobus, denunciato autista dell’Actt. Domenica pomeriggio sulla linea che da Treviso porta a Villorba due ragazzine di origine senegalese non avevano i soldi per pagare i bi glietti. L’autista le avrebbe offese dicendo loro che «si comportavano come zingare». A mediare, un adulto presente in bus, che avrebbe pagato il biglietto. Ieri mattina i genitori delle ragazzine si sono presentati in questura per denun ciare il fatto. Giacomo Colla don, direttore dell’Actt, promette «provvedimenti se sarà dimostrato l’episodio».
Tutto è iniziato domenica pomeriggio. Neve sulle strade, voglia di fare regali nel l’aria. Due sorelline residenti a Villorba di nove e tredici anni hanno chiesto ai genitori di poter andare in centro a Treviso per comperare qualcosa per le amichette. Mamma e papà hanno dato loro qualche euro e il permesso di prendere il bus per recarsi verso il capoluogo di Marca. Dopo qual che ora, le due sorelline hanno deciso di tornare a casa. Erano circa le ore 18 quando sono salite sulla linea 1 del l’Actt in Piazza San Leonardo.
La tredicenne si è subito comperato il biglietto a bordo. La bambina di nove anni, invece, non aveva denaro a sufficienza. Ne sarebbe nato un litigio furioso con l’autista, che ad un certo punto si sarebbe fermato di fronte all’Ippodromo di Sant’Artemio e avrebbe detto alle ragazzine che «voi zingare siete così, fate sempre le furbe», invitandole quindi a scendere in strada. Faceva buio e freddo, le due bambine erano disperate. La più grande gli avrebbe chiesto di multarla, ma di non lasciarla lì, nel nulla di smog e cemento che divide Treviso a Villorba. Ma era inutile. A quel punto si sarebbe messo in mezzo un adulto, di professione insegnante nella stessa scuola frequentata dalla 13enne. Il docente avrebbe tirato fuori quelle monetine per pagare il ticket a bordo (del valore di un euro e mezzo).
Dopo due giorni di riflessione, ieri mattina i genitori hanno deciso di presentarsi in questura per denunciare l’episodio con una querela formale. «Le mie figlie mi hanno giurato tra le lacrime che non sarebbero mai più salite su un bus, erano disperate», hanno spiegato gli immigrati agli agenti. L’Actt ieri ha verificato l’episodio, che vede per protagonista un autista-controllore da 14 anni in servizio, stimato dall’azienda. Secondo la versione fornita dall’autista al direttore Colladon, pare che il viaggio fosse iniziato in Piazza dei Signori e che la ragazzina più piccola abbia provato a non pagare il biglietto: la sorellina maggiore sosteneva in fatti che non aveva l’età per pagare (che però è di tre anni). Nessun riferimento inve ce alle offese e al tentativo di farle scendere in strada: la signora che ha dato i due euro li avrebbe infatti pagati subito. «Il giorno dopo il padre si è presentato in ufficio da noi, dicendo che avevamo offeso le sue figlie», chiude Colla don. «Sarà la magistratura a chiarire l’accaduto, se serviranno provvedimenti li prenderemo ».
fonte: Corriere della Sera
Etichette: rom, senegal, treviso
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Immigrati presi a pallettoni e si scatena la rabbia
“I fatti sono molto più seri degli incidenti seguiti alle proteste del dicembre 2008, quando la comunità ghanese e burkinabè scese in piazza per protestare contro il ferimento di due ragazzi a colpi di kalashnikov sparati da un’autovettura in corsa. Oggi a Rosarno alcuni ragazzi africani sono stati raggiunti nel primo pomeriggio da colpi sparati da un fucile ad aria compressa, e tutta la rabbia della comunità degli immigrati africani per la raccolta di clementine e olive è venuta fuori. Al momento non sembra ci siano feriti ma sicuramente alcuni calabresi sono stati aggrediti mentre i migranti inscenavano la loro protesta; la polizia ha riferito come diverse autovetture siano state ribaltate e alcune addirittura date alle fiamme mentre percorrevano la statale di fronte alle fabbriche abbandonate (come l’impianto ‘Rognetta’) dove i lavoratori stagionali hanno trovato un riparo”; a parlare è uno dei ragazzi dell’Osservatorio Migranti , mentre mette in ordine la sua valigia, afferra al volo le chiavi della sua auto e lascia Rosarno. Stanotte meglio non dormire in città.
“Per me e per tutti quelli che in questi anni hanno aiutato i migranti”; la rabbia degli extracomunitari covava da tempo, nonostante in maggio finalmente i primi tre sfruttatori avessero pagato con l’arresto per ‘’riduzione in schiavitù’’. Ma gli africani non conoscono la Calabria. Non immaginano che possa essere più dura del continente dal quale sono scappati, lasciandosi alle spalle guerre e pallottole. Guerre e pallottole di altro tipo. Ma oggi chi ti parla da Rosarno dall’altro lato della cornetta, ti fa capire che il peggio deve ancora venire. “I ragazzi hanno spaccato vetrine, attaccato negozi, dato fuoco ad alcune auto, senza sapere chi potessero essere i proprietari di questi negozi e di queste autovetture”, spiega una fonte che prega di rimanere anonima per timore di sempre più probabili conseguenze. La paura che adesso attanaglia i rosarnesi è che i soliti picciotti possano vedere gli episodi di violenza del 7 gennaio come uno ‘sgarro’ che il loro codice dell’onore non può fare passare sotto silenzio. E la voce che sta correndo in queste ore sulla Piana di Gioja Tauro è che domani, nelle prossime ore, a parlare saranno le lupare degli uomini delle ‘ndrine, che non possono tollerare sul loro territorio una tale violazione della Pax mafiosa. I due ragazzi aggrediti a colpi di fucile ad aria compressa sono fuori pericolo, all’ospedale di Gioja Tauro.
Sulla statale degli ulivi che collega Rosarno a San Ferdinando nel pieno della Piana, e dall’altro lato al mar Tirreno con Gioja e il suo porto, sembra sia tornata la calma, restaurata dall’intervento di una decina di auto del comando di polizia gioiese. Ma alcune vetture bruciano ancora; e rimangono i danni a negozi. Impossibile contattare qualcuno alle caserme di carabinieri o polizia, ma sembra che alcuni cittadini italiani durante le proteste siano stati aggrediti dalla folla, inferocita per l’ennesimo trattamento disumano, per l’ennesimo assalto ai danni di chi attraversa i continenti per venire qui a lavorare come bestie per 20 euro al giorno, deprivati di ogni conforto materiale. Ma stavolta i migranti potrebbero aver passato il segno, e aver commesso un errore fatale, accecati dalla loro rabbia. Nelle prossime ore le bocche taceranno in Calabria, e chi sente dentro di sé di aver subito un torto, molto probabilmente cercherà di porre rimedio. Da soli. Senza ricorrere alla polizia. Con le carabine sempre pronte, sempre ben oliate, tenute dietro le dispense e nelle cantine.
fonte: unità
Etichette: africa, immigrati, reggio calabria
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Lega: chiesta sostituzione ditta di pulizia, 'sono islamici'
La Lega Nord non vuole che gli uffici di Trento del gruppo provinciale siano spazzati da una ditta di pulizie ''composta da lavoratori islamici''.
Tale richiesta - scrive il quotidiano Trentino - e' stata inviata dal capogruppo leghista Alessandro Savoi al presidente del Consiglio provinciale di Trento Gianni Kessler. ''Non ci pare opportuno, ne' sicuro, che lavoratori di quella religione possano muoversi indisturbati nei nostri uffici, avere accesso al computer: ci sono dati e documenti sensibili'', scrive Savoi.
fonte: Ansa
Etichette: lavoro, lega nord, trento
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martedì 22 dicembre 2009
Carcere di Teramo, muore il «negro» Il detenuto testimone del pestaggio
“Forse è vero che il carcere di Teramo, come scrive oggi un grande quotidiano, nasconde dei “misteri”. Non sappiamo, ma in ogni caso è certo che a Teramo si è verificato l’ennesimo caso di “abbandono terapeutico”, se è vero che un detenuto nigeriano, Uzoma Emeka, sentitosi male alle 8.30 è stato ricoverato in ospedale quasi cinque ore dopo. Ora, va da sé, si parla di “morte per cause naturali”: ma sappiamo che oltre il 50% dei decessi in cella è classificato come dovuto a “cause da accertare”. Autolesionismo, abusi, morti improvvise, overdose presentate come suicidi, suicidi presentati come overdose, mancato aiuto, assistenza negata, è un vero e proprio regime di omissione di soccorso quello che governa il sistema penitenziario italiano. Sullo sfondo di questo tragico avvenimento, l’ultimo di una lunga teoria di morti o inspiegate o sospette, c’è la vicenda del “negro ha visto tutto”, del “massacro” involontariamente confessato, dei testimoni che esitano a parlare. Forse non ci sono “misteri” nel carcere di Teramo, ma certamente c’è un bubbone che va eliminato.”
fonte: A buon diritto
"Parcheggi gratis per le famiglie esclusi stranieri e coppie di fatto"
Come si fa a cacciare gli immigrati dal centro del paese? L’idea della giunta leghista di Alzano Lombardo, nella Bergamasca, è semplice e molto pratica: impedendogli di parcheggiare. Le strade sono strette e piazzare l’auto è un’impresa. Ora il Comune costruirà dei box, ma solo per "cittadini italiani". Se poi i vigili del sindaco Roberto Anelli saranno implacabili e termineranno l'opera a suon di multe (etniche), il disegno sarà completato.
Il centro di Alzano non è affatto un paradiso: molte case sono fatiscenti e la zona si sta spopolando (ma non di immigrati, arrivati al 14 per cento). Come rimedio al degrado, gli amministratori vogliono ora convincere le giovani coppie a stabilirsi lì con un pacchetto di sgravi fiscali e contributi a fondo perduto. Ciliegina sulla torta, il parcheggio auto riservato. E se poi ne approfittano gli immigrati?, è stato a lungo il tormento dell’amministrazione leghista. La soluzione è stata trovata mettendo in coda al provvedimento una clausola verde padania: "solo per i cittadini italiani".
L’opposizione ha protestato, chiedendo di adeguarsi al modello seguito nell’assegnazione dei contributi a chi ha perso il lavoro. E cioè uno sbarramento per chi abbia meno di 5 anni di residenza nel territorio, immigrato o autoctono. Niente da fare: Lega e Pdl hanno votato compatti e la "clausola verde" è passata. Ad Alzano Lombardo si celebra ogni estate la più antica e gloriosa festa leghista, la "Berghem Fest", che ormai è giunta al ventesimo anno e ospita sempre i massimi leader del partito.
fonte: Repubblica
domenica 20 dicembre 2009
Ospitalità? Parenti stranieri, ma solo se c'è spazio
Giro di vite leghista sugli ospiti delle famiglie straniere.
A Montecchio Maggiore (Vicenza) familiari e conoscenti dovranno fare a turno per soggiornare nelle case dei propri amici. Il sindaco Milena Cecchetto infatti ha deciso di estendere l’applicazione dei parametri abitativi anche all’ospitalità temporanea.
Dunque d’ora in poi nel comune vicentino anche i cittadini stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno non potranno ospitare persone (neppure per una sola notte) se la loro presenza comporta il superamento del numero massimo previsto dal dimensionamento dell'alloggio.
Nel dubbio basterà rispettare la rigorosa tabella: una superficie minima di 41 metri quadrati per 1 persona, di 60 per 2 persone, di 70 metri quadrati per 3 persone, 85 per 4,95-5, 110 metri quadrati per 6 persone.
Tra i requisiti abitativi richiesti poi, anche l’obbligatorietà per ogni alloggio di disporre di una stanza da soggiorno o cucina di almeno 15 mq. Le dimensioni minime delle stanze da letto sono le seguenti: 9 metri quadrati per 1 persona, 14 per 2 persone e 21 metri quadrati per 3. Naturalmente le regole valgono per tutti gli ospiti, italiani esclusi.
fonte: Antefatto
Etichette: permesso di soggiorno, stranieri, vicenza
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giovedì 17 dicembre 2009
Per non dormire in strada
Occupano una scuola abbandonata per non dover dormire in strada. È la situazione di decine di rifugiati africani che questa notte hanno cercato riparo nell'ex liceo Socrate, a Bari. Sono centotrentotto tra eritrei ed etiopi, e hanno dormito all'aperto per mesi in attesa che le strutture comunali fossero in grado di accoglierli. L'attesa è stata vana e ieri sera i rifugiati hanno deciso di occupare la ex scuola, un edificio ora dismesso.
Accoglienza. La situazione va avanti da tempo, ma si è aggravata negli ultimi due mesi. I rifugiati politici che arrivano nel capoluogo pugliese vengono inizialmente ospitati nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), per un periodo che può durare da cinque a sette mesi. Quando però si tratta di garantire quella che viene definita la 'seconda accoglienza', i dormitori e le mense del Comune di Bari si rivelano insufficienti ad ospitare tutti i rifugiati che si trovano in città.
Ferrhotel. Pur ammettendo l'inadeguatezza delle attuali strutture, l'amministrazione locale non ha saputo proporre soluzioni alternative, costringendo i migranti a dormire per le strade. Così alla fine di ottobre un gruppo di rifugiati somali ha occupato uno stabile abbandonato di proprietà di Grandi Stazioni, il Ferrhotel. Dopo le resistenze iniziali, il Comune ha intavolato con la proprietà un accordo per ottenere il comodato d'uso dell'edificio, permettendo agli occupanti di restare. Ma a condizioni che rimangono precarie: ci sono volute tre settimane per l'allaccio dell'acqua e ancora non c'è la luce.
fonte: Peacereporter
Etichette: bari, casa, eritrea, etiopia, rifugiati politici
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martedì 15 dicembre 2009
Censimento o schedatura?
Milano come punto di partenza per controllare la comunità islamica italiana. Così ha deciso il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ha concordato con il prefetto Gian Valerio Lombardi le misure necessarie a censire gli islamici residenti nel capoluogo lombardo. “I miei uffici nei giorni scorsi hanno avviato i lavori per censire, quartiere per quartiere, la presenza della comunità islamica. A chiederci di muoverci in questa direzione è stato lo stesso ministro”, ha dichiarato il prefetto.
Censimento. La decisione è arrivata dopo il colloquio del 1° dicembre scorso tra Maroni, Lombardi e il sindaco Letizia Moratti. L’obiettivo dichiarato è conoscere il numero di fedeli che necessitano di un luogo di culto a Milano. Ma la misura servirebbe anche a monitorare la comunità islamica per evitare il ripetersi di episodi come l’attentato dello scorso 12 ottobre alla caserma Santa Barbara. Raggiunto telefonicamente da PeaceReporter per un chiarimento, il prefetto ha fatto sapere di essere troppo impegnato per rispondere alle nostre domande.
Database. Una prima spiegazione arriva due giorni dopo dall’assessore regionale all’urbanistica, Davide Boni: “Milano sarà presa a modello per una legge nazionale che regolamenti la costruzione dei luoghi di preghiera islamici nelle città italiane”. Si tratterebbe quindi, almeno inizialmente, di istituire un database sulla comunità islamica per verificare la necessità di costruire una moschea a Milano. Chi si sta occupando concretamente di raccogliere questi dati? “Il censimento dei musulmani milanesi è stato chiesto dal prefetto all’anagrafe”, spiega Boni il 3 dicembre al Giornale.
Nascondino. Quindi secondo Boni l’incarico spetta al Comune di Milano. Allora chi meglio dell’assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli, per ottenere delucidazioni in merito? “Io non ne so niente. Quando il prefetto mi informerà della cosa, avrò dichiarazioni da fare. Per ora non ho nulla da dire”. Sembra che neanche in Comune sappiano qualcosa di un provvedimento annunciato pubblicamente una settimana fa. Cercato nuovamente, il prefetto è ancora irreperibile. Cosa dicono al ministero degli Interni? Introvabili i portavoce di Maroni e del sottosegretario Nitto Francesco Palma, che non rispondono neppure alle mail. Alla faccia della trasparenza delle istituzioni. Anche il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, non sa nulla dell’iniziativa. Sembra di giocare a nascondino.
Progetto di legge. Come riportato ancora dal Giornale, l’idea del ministro Maroni di proporre una legge per regolamentare la costruzione delle moschee sul suolo italiano non è una novità. Ma fino ad ora il progetto era rimasto tale. L’urgenza della situazione milanese ha prodotto inizialmente un rimpallo di responsabilità, con l’amministrazione che richiedeva una normativa al ministero e Maroni che rispondeva con un laconico “Deve decidere il Comune”. La proposta del censimento milanese come punto di partenza per una normativa nazionale ha messo d’accordo tutti: il sindaco Moratti sollevata dalla responsabilità della decisione e il ministro Maroni, che scriverà la legge dopo aver ricevuto i dati del capoluogo. Riuscendo allo stesso tempo a varare un nuovo strumento di controllo della comunità islamica.
A volte ritornano. Eppure Enzo Bortolotti, sindaco leghista di Azzano Decimo, Pordenone, il mese scorso aveva dovuto rinunciare ad un provvedimento simile, sommerso dalle polemiche e dalle obiezioni di incostituzionalità. Abbandonata dal piccolo Comune friulano, la misura viene ora riproposta a Milano, nel silenzio quasi totale dei media e delle autorità, che si sottraggono a ogni chiarimento. E il capoluogo lombardo sarà con tutta probabilità il trampolino di lancio per la normativa nazionale.
fonte: Peacereporter
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A Catania bloccate per mesi centinaia di domande di rifugiati
A Catania, verso settembre c'erano 600 domande di gratuito patrocinio bloccate. Non c'è una motivazione espressa. Non viene scritta. Io ho avuto i primi provvedimenti sono stati accolti solo alcuni giorni fa, ma siamo stati per oltre un anno in assenza di provvedimenti. Il Consiglio dell'Ordine di Catania, a differenza di quanto avviene in altre città d'Italia, non comunica niente. Siamo costretti a fare la fila per sentirci dire, verbalmente: la pratica è sospesa perchè manca il documento d'identità. Noi alleghiamo alla pratica l'attestato nominativo della Questura che certifica che il ricorrente ha presentato la domanda d'asilo. Ma l'attestato per legge non equivale a un documento d'identità. Per questo l'Ordine dice: la domanda non è valida, perchè la dichiarazione di non possedere reddito, requisito per la richiesta del gratuito patrocinio, deve essere corredata di documento di riconoscimento. Questo accade a voce, senza nessuna delibera del consiglio. Questo ha sospeso i provvedimenti per mesi, fino a qualche giorno fa. Ma i passaporti queste persone non possono averli, né possono chiederli. Anche per i permessi di soggiorno si crea un problema: alcune Questure li concedono, altre no. Nei giorni immediatamente successivi alla domanda la Questura dovrebbe rilasciare un attestato nominativo, in attesa del permesso di soggiorno per richiesta asilo, che dovrebbe essere rilasciato entro 30 giorni. Ma spesso questo non accade, e questa è una cosa assurda. Così come nelle Questure non c'è una direttiva, un orientamento per queste faccende, così anche al Consiglio dell'Ordine: lo stesso richiedente asilo, con due domande distinte, una per fare ricorso al Tribunale dei minori e l'altra per il ricorso all'asilo. Una l'ammettono, l'altra no.
Così, arbitrariamente...
Senza logica.
continua su Peacereporter
Etichette: catania, rifugiati politici, tribunale
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Italia, il diritto negato
"C'è la guerra nella zona dalla quale proviene? Si sposti in un'altra zona". L'inaudita risposta, data dal consiglio dell'Ordine degli avvocati di Trieste a una immigrata richiedente asilo, non è un'eccezione. Ma un orientamento: a Trieste gli avvocati rifiutano il gratuito patrocinio ai migranti. Sulla base di queste - e altre, ben più grottesche - motivazioni. Esempio: un altro straniero, condotto all'Ordine dal suo legale, è incorso in un singolare qui pro quo semantico. Era lì perchè apolide, e l'Ordine ha confuso 'apolidia' con 'bulimia'. "Ci dispiace, qui non trattiamo la bulimia".
Perchè accade questo? Perchè l'istituto del gratuito patrocinio, ovvero la tutela legale gratuita a chiunque sia sprovvisto di mezzi economici per pagarsela, non è redditizio. In pratica, lo Stato liquida oltre un anno dopo l'onorario dei legali. Quindi, in alcuni Consigli dell'Ordine, le istanze vengono rigettate sistematicamente. Senza una valida motivazione. Violando l'articolo 24 della Costituzione che sancisce la garanzia di accesso alla giustizia anche ai non abbienti, garanzia che costituisce un diritto inviolabile, riconosciuto all'uomo in quanto tale a prescindere dal fatto che si tratti di una persona straniera o italiana e che sia in condizioni regolari o irregolari di soggiorno in Italia.
Per il riconoscimento dello status di rifugiato, il migrante deve rivolgersi a un'apposita commissione territoriale. Se gli elementi a sostegno della sua richiesta non vengono ritenuti sufficienti, la domanda non viene accolta. Il richiedente ha la possibilità di ricorrere alla magistratura ordinaria tramite, appunto, il sostegno legale di un avvocato dello Stato. Gratuito, perchè non saprebbe come pagarselo altrimenti.
Ebbene, dal punto di visto del diritto, il Consiglio dell'Ordine di Trieste (ma secondo alcune segnalazioni ricevute da PeaceReporter, questo accade in altre città e in intere regioni) viola la Costituzione laddove lo stesso Consiglio "si attribuisce il potere di valutare pregiudizialmente la fondatezza dell'istanza di asilo... I Consigli possono elaborare al riguardo delle linee guida ad uso esclusivamente interno, ma non possono invadere la sfera tecnica di decisione sulla richiesta di asilo, affidata esclusivamente, secondo la legge vigente, alla commissione territoriale", secondo quanto spiegato da Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto privato e Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero presso la Facoltà di giurisprudenza di Palermo, nonchè avvocato dell'Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione).
Ove accolto, la somma finale liquidata dallo Stato è il più delle volte irrisoria. Un esempio: il ricorso comporta il lavoro di due avvocati, uno nella città del ricorrente e l’altro nella città sede del tribunale, con viaggi da una località all’altra; se la liquidazione totale per i due avvocati è di 250 euro finisce che gli avvocati non possano rendersi disponibili per nuove cause a spese dello Stato
fonte: Peacereporter
Etichette: rifugiati politici, tribunale, trieste
Pubblicato da AdminK alle 12:26 0 commenti
Il razzismo delle amministrazioni locali
C’è un limite che perfino la Lega, a Roma, oggi non può superare.
L’emendamento che introduce la cassa integrazione differenziata e che ha fatto gridare alle leggi razziali però è solo un aspetto della politica discriminatoria che a livello locale diventa implacabile.
Lo dimostra ad esempio il caso di Brignano Gera d’Adda, comune in provincia di Bergamo, che ha stabilito aiuti per i disoccupati purché non siano stranieri. I sindaci sceriffo, a volte, sono più potenti dello Stato. Le ordinanze comunali anche se definite discriminatorie e anticostituzionali vengono regolarmente applicate a suon di multe e non solo.
Welcome to Padania! Dove il Pdl ha firmato delega in bianco alla Lega, che impera, sul tema dell’immigrazione. Dove la stessa determinazione che sarebbe necessaria per perseguire e punire i delinquenti, sempre più spesso, viene usata invece per stabilire e diversificare i confini tra i diritti-doveri degli italiani da quelli degli immigrati.
Come si spiegherebbero altrimenti le 800 (più o meno) delibere “dissuasive” nei confronti degli stranieri? Il primato, secondo l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), spetta alla Lombardia con 237, segue il Veneto con 102 provvedimenti, il Piemonte con 63 e il Friuli a quota 17.
Pensò bene poi il sindaco leghista Flavio Tosi che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera spiegò che “gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza”.
Esclusa ad esempio l’istruzione perché “riconoscerla significa ammettere il diritto ai clandestini a una permanenza senza limiti”. Rimanendo sulla scia dell’educazione-istruzione è certamente da ricordare il bando pubblicato dalla provincia di Sondrio che prevede l’assegnazione di alloggi per i soli studenti valtellinesi. Scelta cassata anche in sede di Commissione europea oltre che in tribunale; ma poco importa.
continua su Antefatto
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domenica 13 dicembre 2009
Pap Khouma: nero, italiano e discriminato, la lettera a Repubblica
La lettera che Pap Khouma ha inviato a Repubblica ha destato parecchio scalpore. L'uomo (nella foto) è uno scrittore italiano, nero di carnagione. Khouma ha raccontato a Repubblica gli abusi e le discrimazioni nei quali si è imbattuto, essendo per giunta a tutti gli effetti un cittadino del nostro Stato.
Oggi è arrivata la reazione del ministro per le Pari Oppportunità Mara Carfagna. L'esponente del Popolo delle LIbertà ha stigmatizzato i comportamenti elencati da Khouma, invitando le persone che subiscono simili soprusi a denunciare ciò che accade alle forze dell'ordine.
Ecco uno stralcio della lettera di Khouma a Repubblica:
Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d'identità, che il funzionario senza neppure dare un'occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un'occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d'identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così.
"Mi ha dato la sua carta d'identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?".
"Come hai fatto ad avere la carta d'identità, se non hai un permesso di soggiorno... ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l'italiano?". "Non ho il permesso di soggiorno", mi limitai a rispondere.
Sul documento rilasciato dal Comune (e in mano a ben tre funzionari del Comune) era stampato "cittadino italiano" ma loro continuavano a concentrarsi solo sulla mia faccia nera, mentre la gente in attesa perdeva la pazienza.
Perché non leggete cosa c'è scritto sul documento?", suggerii. Attimo di sorpresa ma.... finalmente mi diedero del lei. "Lei è cittadino italiano? Perché non l'ha detto subito? Noi non siamo abituati a vedere un extracomunitario...".
L'obiezione sembrerebbe avere un qualche senso ma se invece, per tagliare corto, sottolineo subito che sono cittadino italiano, mi sento rispondere frasi del genere: "Tu possiedi il passaporto italiano ma non sei italiano". Oppure, con un sorriso: "Tu non hai la nazionalità italiana come noi, hai solo la cittadinanza italiana perché sei extracomunitario".
Quando abitavo vicino a viale Piave, zona centrale di Milano, mi è capitato che mentre di sera stavo aprendo la mia macchina ed avevo in mano le chiavi una persona si è avvicinata e mi ha chiesto con tono perentorio perché stavo aprendo quell'auto. D'istinto ho risposto: "Perché la sto rubando! Chiama subito i carabinieri". E al giustiziere, spiazzato, non è restato che andarsene.
fonte: Ciao People
Etichette: italia, milano, neri
Pubblicato da AdminK alle 19:07 0 commenti
Il «bavaglio» alle associazioni divide le coscienze a Trenzano
Nervi tesi, momenti di tensione, sala consiliare stipata in ogni ordine di posto e telecamere di «Annozero» puntate sull'approvazione della mozione anti-moschee che ha portato alla ribalta nazionale Trenzano.
LA SENSAZIONE che l'ordinanza firmata dal primo cittadino Andrea Bianchi per mettere il «bavaglio» al centro culturale islamico, potessero trasformarsi in un caso nazionale, un «White Christmas» bis, c'era fin dalla vigilia del consiglio comunale di ieri. La certezza, però, la si è avuta solo poco prima dell'inizio della seduta, quando gli operatori della Rai hanno preso posto tra il folto pubblico di cittadini trenzanesi, semplici curiosi e un nutrito drappello di iscritti all'associazione islamica finita nel mirino della Giunta. Il Comune ha imposto al circolo, attraverso una chiacchieratissima ordinanza, di tenere le proprie riunioni tassativamente in lingua italiana. Il caso Trenzano è cominciato così, sabato scorso, per poi sfociare di recente nella mozione anti-moschee presentata dal centrodestra compatto, nella convocazione del consiglio comunale straordinario e nell'approvazione (10 voti a favore e 4 contrari) del documento cofirmato da Lega Nord e Pdl.
Documento nel quale si legge, tra le altre cose: «considerata la natura di moltissimi centri islamici che diventano nido di pericolosi terroristi e preso atto dell'oggettivo rifiuto dei musulmani all'integrazione, si chiede che il sindaco, la giunta e il consiglio facciano tutto il possibile per negare ogni tipo di autorizzazione e ogni possibilità di apertura sul territorio comunale di centri culturali islamici o moschea».
fonte: Bresciaoggi
giovedì 10 dicembre 2009
Treviso, Gentilini: "No ai parroci stranieri"
«Sacerdoti stranieri? No grazie». A dire la sua sui sacerdoti non italiani alla guida delle parrocchie è il vicesindaco Gentilini, che si giustifica così: «Finirebbero per essere semplici funzionari ecclesiastici - dice Gentilini - Il parroco invece deve conoscere la sua gente».
Tutto questo viene detto mentre svela il crocifisso di ferro nel giardino di palazzo Rinaldi, opera da lui voluta dopo la polemica sul simbolo sacro nata dopo la sentenza di Strasburgo.
Dichiarazioni fatte a margine della cerimonia quelle di Gentilini. «Giudico negativa la carenza di sacerdoti - premette il vicesindaco - Quando un parroco deve gestire più parrocchie, non si radica nel territorio. Devono conoscere i loro cittadini». Cosa che, secondo Gentilini, non può fare un super-parroco né tantomeno un sacerdote di origine straniera, figure sempre più diffuse in zone come Genova e Firenze e che talvolta, con la loro presenza, «tamponano» la crisi di vocazioni dei nostri connazionali.
«Gli stranieri non conoscono le tradizioni», dice il prosindaco. Sopra di lui si erge il crocifisso in ferro battuto opera di Claudio Rottin, artista di Carbonera, voluto dal vicesindaco dopo la sentenza del Parlamento europeo che vieterebbe la presenza del simbolo cristiano nelle classi e contro cui la Lega ha combattuto un’aspra battaglia.
«Riaffermiamo così la nostra cristianità» dice Gentilini. Alla cerimonia mancano rappresentanti del clero. Il crocifisso è stato messo nel giardino di palazzo Rinaldi in tutta fretta, prima di Natale, e pare senza particolari autorizzazioni o richieste.
All’ombra della croce Gentilini si lascia andare anche a un commento sul probabile nuovo vescovo di Treviso, il francescano Gianfranco Agostino Gardin. «Sono contento - dice -. Spero introduca uno spirito innovativo, ma senza disconoscere la tradizione. E poi la chiesa deve guadagnarsi la simpatia dei giovani».
fonte: La Tribuna