Il governo italiano, nell'ultimo anno, ha fatto 'passi insufficienti sul fronte della lotta al razzismo'. Ha detto il Consiglio d'Europa. Preoccupato dai resoconti che evidenziano una tendenza al razzismo e alla xenofobia, che sfocia in atti violenti, rivolti contro immigrati, Rom e Sinti o cittadini italiani con origini straniere, anche in ambito sportivo'. L'Italia ha risposto sostenendo che il governo ha gia' preso o sta prendendo le misure necessarie.
fonte: Ansa
venerdì 17 aprile 2009
Razzismo: l'Ue bacchetta l'Italia
Etichette: italia, razzismo, unione europea
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martedì 14 aprile 2009
«Hai una macchina troppo vecchia» Lo picchiano e gli fanno perdere un occhio
Prima lo ha preso in giro perché guidava una vecchia auto, secondo lui un modello fuori moda. Poi lo ha colpito con una bottiglia al capo fino a romperla, accompagnando l'aggressione con insulti razzisti. Vittima dell'ultimo episodio di xenofobia fra Tor Bella Monaca e Casilino è stato lunedì notte un cittadino senegalese di 30 anni ora ricoverato in prognosi riservata in ospedale. L'uomo, curato dai medici del Policlinico di Tor Vergata, perde la vista da un occhio per i colpi ricevuti dall'aggressore, B.M., 20 anni, pregiudicato, arrestato dai carabinieri nella sua abitazione sempre a Tor Bella Monaca. Il giovane è accusato di lesioni gravissime, aggravate dall'odio razziale. Per lo stesso reato è stato denunciato un suo amico sedicenne, che ha partecipato all'aggressione.
L'AGGRESSIONE - Il senegalese è stato affrontato dai due fuori da un bar di via Casilina. Erano le due di notte. Spalleggiato dal minorenne e anche da altri giovani, B.M. ha iniziato a prendere in giro il trentenne. Alla reazione della vittima ne è nato un violento litigio, al culmine del quale il ragazzo ha afferrato una bottiglia e si è avventato sull'altro colpendolo più volte. Proprio in quel momento è intervenuto un avventore del bar che ha cercato di proteggere il senegalese ma il suo tentativo è fallito. Dopo la fuga dell'aggressore e dei suoi complici, la vittima ha chiesto aiuto ai carabinieri. Più tardi gli investigatori della compagnia di Frascati e della stazione di Tor Bella Monaca hanno rintracciato B.M. a casa dove, nel corso di una perquisizione, è stata sequestrata anche la sua maglietta ancora sporca di sangue. Il ventenne è stato condotto nel carcere di Regina Coeli.
L'AGGRAVANTE - Al 20enne arrestato anche l'aggravante dell'odio razziale. L'aggressione, infatti, fanno notare i carabinieri della compagnia di Frascati, è stata preceduta da vari insulti tra cui «negro di m...». Le lesioni personali gravissime, contestate per la lesione permanente a una funzione vitale, in questo caso la vista, sono state aggravate, perché oltre all'uso della bottiglia l'aggressore ha ingiuriato l'uomo con frasi razziste. Il pregiudicato rischia, spiegano gli investigatori, dai sei ai 12 anni di carcere. L'aggravante farà salire la pena.
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Skinheads a Vicenza, arrestati 4 ventenni
Arrestati 4 giovani skinheads nel vicentino - Sono stati arrestati giovedì mattina quattro skinheads dalla polizia di Stato di Vicenza perchè ritenuti responsabili di un attentato a danni di un gruppo di immigrati.
I quattro giovani avevano lanciato una molotov contro un casolare abitato da stranieri mercoledì 18 febbraio a Romano d'Ezzelino, in provincia di Vicenza.
La bottiglia aveva preso fuoco ma le fiamme erano state spente dalla pioggia. Per i quattro nordafricani presenti nel casolare non c'erano state conseguenze. Grazie ad un numero della targa segnalata da alcuni testimoni, la polizia è riuscita a rintracciare i giovani.
I giovani arrestati - L'operazione coordinata dalla magistratura di Bassano del Grappa ha portato all'arresto di Mattia Zen, Mattia Tugnoli, Michael Zanchetta e Denis Bortignon. I ventenni sono accusati di porto e detenzione di arma da guerra, fabbricazione di bottiglia incendiaria, danneggiamento e incendio con finalità di razzismo. Sono stati inoltre sequestrati materiali propagandistici di estrema destra.
fonte: La voce del nordest
giovedì 9 aprile 2009
In ospedale per il mal di denti Espulso un senegalese
Espulso per un mal di denti. E dire che Maccan Ba, senegalese di 32 anni, clandestino, in ospedale non ci voleva proprio andare. Ma dopo 4 giorni senza dormire e mangiare a causa del dolore, non ce l’ha fatta più ed è corso agli Spedali Civili. Ha pagato il ticket e si è messo in coda.
Ma Maccan dall’ospedale è finito dritto in Questura, con il suo ascesso che gli faceva vedere le stelle. «Mi hanno prelevato nella sala d’attesa del pronto soccorso odontoiatrico —racconta Maccan che ora vive con il foglio di via in tasca nascondendosi in casa di amici e parenti —. Non saprei dire chi mi ha denunciato, se il medico o la guardia giurata a cui ho chiesto indicazioni per arrivare al pronto soccorso. Sta di fatto che sono stato espulso e d’ora in poi non metterò mai più piede in un ospedale».
fonte: Il Corriere della Sera
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domenica 5 aprile 2009
Razzismo, escluso da coro di montagna: «Sei nero, non puoi cantare con noi»
Escluso perché di colore. Questa la sorte di Victor Nelson, 37enne della Costa d'Avorio: nonostante la sua bella voce da tenore primo e una grande passione per il canto, quest'uomo non ha potuto entrare nel coro di montagna Amici dell'Obante di Valdagno (Vicenza). La polemica non ha tardato a scoppiare. «Una storia di razzismo puro» afferma Alberto Rasia, ex corista nella stessa formazione, che ha reso nota la vicenda all'Ansa e che proprio per questo ha lasciato il coro.
Ad opporsi all'ingresso di Victor Nelson nella corale, denuncia Rasia, è stato il gruppo più influente dei coristi, che avrebbero fatto di tutto per convincere il presidente a rifiutare l'iscrizione del ragazzo di colore.
Una versione confermata anche da Paolo Penzo, maestro per 34 anni del Coro dell'Obante di Valdagno e che a sua volta, per il caso di Victor, ha dato le dimissioni, amareggiato. «Non lo volevano perché è nero, e glielo hanno detto in faccia, non ci sono altri motivi» ha sottolineato Penzo. Quando la cosa è divenuta di pubblico dominio, 5-6 coristi che non si erano espressi sull'ingresso o meno dell'ivoriano, hanno manifestato in una lettera al presidente il loro disagio sentendosi accomunati ad un gruppo "razzista". Ma questo, sostiene Rasia, non ha cambiato il destino di Victor, che dopo alcuni mesi di prove di canto e avvicinamento alle melodie di montagna, non ha potuto ottenere la sua divisa da corista ed è stato messo alla porta.
Fonte: Il Messaggero
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Bimbi afgani dormivano nei tombini
«Un gruppo di ragazzi dormiva nei tombini presso la stazione Ostiense: l´ho letto sui giornali. È un fatto molto grave. Molto impressionante». Se n´è accorto sfogliando i quotidiani, il sindaco Alemanno, guardando le immagini di degrado assoluto registrate dalle telecamere di Sat2000.
E ha subito annunciato: «Ho dato incarico all´assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, e al comandante della Polizia municipale, Angelo Giuliani, di svolgere un´approfondita indagine: soprattutto per scongiurare il rischio che simili episodi possano ripetersi. Anche se», ha proseguito il sindaco, «l´assessorato ai Servizi sociali aveva denunciato da tempo al ministero dell´Interno grandi difficoltà nella gestione dei flussi migratori con arrivi incontrollati direttamente nel cuore della nostra città».
Immediate le reazioni, mentre la Polfer precisa: «Nessun bambino dormiva nei tombini. Al massimo venivamo utilizzati come ripostigli». Dopo un viaggio infernale. Al costo di diecimila euro.
«La situazione di degrado di piazzale dei Partigiani era da tempo nota al Campidoglio, anche perché ampiamente documentata dai giornali e denunciata dagli abitanti», ha detto il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei. Sull´argomento è intervenuto anche il consigliere comunale Pd Paolo Masini: «Ma dove vive il sindaco?» ha detto. «Verrebbe da dire buongiorno Alemanno: ma vorremmo ricordargli che il sindaco è lui. Questo è il risultato della scarsa attenzione alla rete di servizi di assistenza sociale di Roma». Una città dove i disperati affollano il terminal Ostiense stipati tra i marciapiedi e le grate dei tombini. Così tanti da dividersi questi spazi in base a una gerarchia. Indiani e pachistani dietro la cancellata. Iraniani e afgani nei tombini.
L´assessore Belviso è andata a trovare i ragazzini afgani ospitati al centro di accoglienza di via Placido Zurla, nel quartiere Casilino. «Sono a Roma da cinque giorni e hanno dormito sulle panchine, non nei tombini» ha detto dopo averli incontrati. «Sono stati proprio loro a raccontarlo. Anzi, non riuscivano nemmeno a capire cosa stessimo chiedendo». E tra l´altro «non avrebbero potuto neppure entrare lì dentro. Fisicamente sono grandi». E spiega che chi ha organizzato il viaggio dei bambini, ha indicato loro, come un luogo in cui trovare riparo e anche cibo grazie alla Caritas, proprio la stazione Ostiense.
fonte: Repubblica
Etichette: afghanistan, bambini, casa, roma
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venerdì 3 aprile 2009
Bus solo per immigrati, al via l'apartheid!
Da lunedì a Foggia ci saranno due linee bus 24: una riservata ai cittadini, una agli immigrati. Stessa partenza: centro città. Stessa destinazione: Borgo Mezzanone. Ma autobus e fermate completamente diversi, a cominciare dai capolinea: mentre il 24 per residenti collegherà la centrale via Galliani alla borgata, il 24/1 farà la spola tra la stazione e il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). La decisione dell'azienda trasporti automobilistici di Foggia (Ataf) di sdoppiare la linea e insieme i capolinea è stata presa dopo alcuni incontri in prefettura e con la benedizione del ministero dell'Interno.
All'origine della scelta: motivazioni di comodità («il centro di accoglienza dista un paio di chilometri dalla borgata») e di sicurezza («tra immigrati e residenti la convivenza è degenerata in risse»). Ma l'associazione delle Comunità straniere in Italia accusa: «L'apartheid non è la soluzione». E il governatore della Puglia Nichi Vendola interviene: «La linea, che ha il sapore della separazione, deve essere abolita al più presto». La sperimentazione della linea 24/1 era partita da alcune settimane, anche se con unico capolinea di partenza. Da lunedì il doppio-servizio entrerà in vigore insieme ai nuovi orari e alle modifiche di percorso. La decisione è stata difesa dal sindaco Orazio Ciliberti (centrosinistra): «Nessuna ragione di razzismo ma l'opportunità di creare un servizio migliore: si evita a ospiti del centro, civili e forze dell'ordine di fare due chilometri in più per raggiungere la fermata di Borgo Mezzanone. Nessuno impedisce agli immigrati di prendere l'altra linea». Ma il primo cittadino non nega che ci siano anche motivi di sicurezza alla base della decisione. Parla di attriti con la popolazione, del ferimento di un autista dei bus. E attacca: «Colpa del campo sovraffollato. Invece dei 200-300 immigrati che potrebbe contenere, ne ospita dagli 800 ai 1000». Immediata la replica del presidente dell'Acis Habib Sgaier: «L'Ataf ha cercato di risolvere il problema di alcuni extracomunitari violenti, se ci sono, in questo modo. Ma questa non è una soluzione. Una delegazione della borgata ci ha contatto per dirci che i residenti non hanno fatto alcuna richiesta».
fonte: Il Corriere della Sera
Etichette: foggia, immigrati, sindaco
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mercoledì 1 aprile 2009
Stupro: arrestati padre e figlio
I Carabinieri hanno arrestato anche il padre ed il fratello di Vincenzo Maio, pastore, gia' fermato il 30 marzo con l'accusa di stupro.I tre sono accusati di avere prima narcotizzato con una bevanda e poi stuprato una ragazza ucraina di 21 anni. Nel prosieguo delle indagini dei Carabinieri di Piedimonte Matese, e' emerso il coinvolgimento nello stupro anche di Antonio e Graziano Maio, 50 e 34 anni, che sono stati arrestati stamani con l'accusa di violenza sessuale di gruppo.
fonte: Libero.it
Etichette: caserta, stupro, ucraina, violenza sessuale
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Migrante partorisce in ospedale e gli agenti la fermano
Voleva solo partorire il suo bambino. Si è ritrovata invece, dopo poche ore, con le forze dell'ordine richiamate in corsia da qualcuno dell'ospedale, forse un assistente sociale. Ha visto gli agenti che bussavano alla sua stanza di degente per la notifica di un ordine urgente: "Presentarsi in questura per l'identificazione". Ed è finita che quella madre ivoriana, ufficialmente "in attesa di status di rifugiato politico", non ha potuto allattare il suo neonato, Abou, per una decina di giorni, fino a quando non è arrivata dagli uffici dell'Immigrazione la conferma che il suo fascicolo esisteva davvero, e che quella donna non aveva raccontato frottole, né fornito falsa identità.
Tutto incredibile, eppure vero. Proprio come se la controversa norma inserita dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno, fosse già entrata in vigore. Assaggio di una deriva annunciata. L'allarme lanciato da centinaia di specialisti in tutta Italia persino con petizioni inviate al capo dello Stato, il nodo dei "medici-spia" che ha infiammato il Parlamento spaccando perfino il Pdl, è già cronaca. Un caso unico. Che crea scandalo. A Napoli. Una vicenda rimasta sotto silenzio per alcune settimane.
Avviene nel quartiere Posillipo, la città d'elite. Nell'ospedale retto da un ordine religioso, il Fatebenefratelli. Il 5 marzo scorso. Storia di Kante, giovane madre della Costa d'Avorio, 25 anni, vedova di un marito assassinato sull'uscio di casa nel 2005 nella loro città d'origine, Abidjan, in attesa da anni del riconoscimento dell'asilo politico. Kante vive ora alla periferia nord, un buco nell'alveare di Pianura, il quartiere della guerriglia sui rifiuti. Di aspetto fragile, sguardo spento dietro le numerose battaglie affrontate, Kante racconta: "In ospedale ci hanno chiesto i documenti, non gli è bastata la fotocopia del mio passaporto, mentre l'originale era trattenuto dalla polizia per la mia richiesta in corso. Non gli è piaciuta neanche la richiesta di soggiorno ormai scaduta. E per oltre 10 giorni mi hanno tenuta separata dal bambino".
fonte: Repubblica
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Il viaggio di un 16enne afghano dalla Grecia all'Italia sotto un pullman
E' rimasto per 24 ore nascosto all'interno del vano della ruota di scorta
TORINO - Un 16enne afghano è arrivato dalla Grecia all'Italia, per la precisione fino in provincia di Torino, nascosto nel vano della ruota di scorta di un pullman. È il viaggio della disperazione di un giovane profugo, giunto a Chieri sull'autobus che riportava a casa una scolaresca in gita scolastica. «È saltato fuori mentre scaricavamo le valigie - racconta Luigi Menini, il titolare della ditta di trasporti a cui appartiene il pullman - e ho subito chiamato carabinieri e Croce Rossa». Indolenzito e privo di forze, il giovane è stato portato al pronto soccorso, dove gli sono state somministrate due flebo.
24 ORE SOTTO IL PULLMAN - «Quando l'ho visto - riprende Menini - non riuscivo a credere ai miei occhi. Quel giovane è rimasto nascosto in quel vano angusto per più di 24 ore». E non era solo: un altro ragazzo, probabilmente connazionale, è saltato fuori da un altro pullman (in totale erano tre) che riportava a casa la scolaresca dalla Grecia. «Il mio autista ha subito avvisato la polizia stradale - dice Menini - mai avremmo immaginato che ci fosse un altro clandestino».
fonte: Il Corriere della Sera
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martedì 31 marzo 2009
Alidad, a 12 anni in fuga dai talebani Ma l'Italia l'ha respinto: «Fuori!»
Il padre è stato assassinato, lui ha viaggiato per tre anni In Italia era arrivato a bordo di un Tir
Alidad Rahimi, 12 anni, afghano, respinto poche ore dopo essere sbarcato ad Ancona
Non l'hanno mica chiesto al piccolo Alidad, perché fosse scappato dal Paese degli aquiloni e dell'orrore. Avrebbero saputo che suo papà era stato assassinato dai talebani, che a 9 anni era scappato con la mamma e i fratellini in Iran, che aveva impiegato mesi e mesi per arrivare clandestinamente lì al porto di Ancona e insomma aveva diritto a essere accolto. Come rifugiato politico e come bambino. Ma non gliel'hanno chiesto. Come non lo chiedono ogni giorno a decine e decine di altri. L'hanno caricato su una nave e spedito via: fuori! A dodici anni.
Eppure le leggi italiane e quelle europee, come sarà ribadito oggi in un convegno a Venezia con Massimo Cacciari, Gino Strada, i rappresentanti di Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie, sarebbero chiarissime: non si possono respingere alla frontiera tutti quelli che arrivano così, all'ingrosso. Certo, il questore (anche senza il via libera del magistrato, secondo l'interpretazione più dura) può decidere il «respingimento con accompagnamento alla frontiera nei confronti degli stranieri che sottraendosi ai controlli di frontiera, sono fermati all'ingresso o subito dopo», ma con eccezioni. Le regole «non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari». Ovvio: non si possono ributtare le vittime in pasto ai carnefici. Così come la Francia, per fare un solo esempio tratto dalla storia nostra, non riconsegnò il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, agli assassini fascisti di Giacomo Matteotti.
Sui minori, poi, l'articolo 19 del Decreto legislativo 28 gennaio 2008, che neppure la destra al governo ha toccato (anche per rispettare la convenzione di New York sui diritti del fanciullo) è netto. Punto primo: «Al minore non accompagnato che ha espresso la volontà di chiedere la protezione internazionale è fornita la necessaria assistenza per la presentazione della domanda. Allo stesso è garantita l'assistenza del tutore in ogni fase della procedura per l'esame della domanda...». Punto secondo: «Se sussistono dubbi in ordine all'età, il minore non accompagnato può, in ogni fase della procedura, essere sottoposto, previo consenso del minore stesso o del suo rappresentante legale, ad accertamenti medico-sanitari non invasivi al fine di accertarne l'età». Punto terzo: «Il minore deve essere informato della possibilità che la sua età può essere determinata attraverso visita medica, sul tipo di visita e sulle conseguenze della visita ai fini dell'esame della domanda. Il rifiuto, da parte del minore, di sottoporsi alla visita medica, non costituisce motivo di impedimento all'accoglimento della domanda, né all'adozione della decisione».
E allora, chiede l'avvocato Alessandra Ballerini che con un gruppo di altri legali ha preparato un esposto alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, come può l'Italia ignorare nei fatti, nei porti di Ancona, Bari, Brindisi o Venezia, quanto riconosce sulla carta? Come si possono respingere le persone caricandole sbrigativamente sulle navi, dalle quali sono sbarcati appesi sotto i Tir o assiderati nelle celle frigorifere, senza controllare neppure se sono in fuga da dittatori sanguinari? Come si possono buttar fuori uomini, donne, bambini senza neppure farli parlare con un interprete o un avvocato, così come dicono ad esempio decine e decine di testimonianze raccolte da giornalisti e operatori sociali quali Alessandra Sciurba, tra i disperati accampati nella baraccopoli di Patrasso? Risposta standard: mica li rimandiamo in Afghanistan o in Iraq, li rimandiamo in Grecia da dove erano venuti. Vero, in astratto. In realtà, spiega la denuncia, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati consiglia ufficialmente «i governi dei Paesi che hanno sottoscritto il Regolamento di Dublino di non rinviare i richiedenti asilo in Grecia» perché lì «nell'assegnazione dello status di rifugiato non sono garantite al momento le più basilari tutele procedurali». I numeri, accusa il Consiglio Italiano per i Rifugiati, dicono tutto: «La percentuale di riconoscimenti dello status di rifugiato in Grecia è prossima allo zero: nel 2007 è stata dello 0,4%, nel 2006 dello 0,5...». Le obiezioni di quanti sbuffano sono note: «Troppo comodo, spacciarsi tutti per rifugiati politici!». Sarà... Ma anche ammesso che qualcuno faccia il furbo facendosi passare per un perseguitato, le regole internazionali vanno rispettate.
E queste regole dicono che ogni singola persona ha diritto a essere «pesata». Succede? Prendiamo Venezia. Partendo dalle parole della Responsabile del Consiglio Italiano Rifugiati, Francesca Cucchi, a un convegno di qualche mese fa. Come mai le autorità portuali avevano denunciato dal gennaio 2008 ad allora 850 clandestini se il Cir era stato informato solo di 110? E gli altri 740? Tutti caricati sulle navi e ributtati indietro senza controllare se avessero o meno diritto allo status di rifugiati? Una cosa è certa: ammesso (e non concesso) che alcuni si spaccino per rifugiati, certo è che nessun adulto può spacciarsi per un bambino. Ed era un bambino quell'Alidad Rahimi scacciato a 12 anni dopo che ne aveva passati tre a sfuggire attraverso l'Iran e la Turchia e la Grecia ai talebani che gli avevano ammazzato il padre ed era sbarcato solo per poche ore ad Ancona dentro la pancia di un camion. Era un ragazzino Alisina Sharifi che a 14 anni era scappato ai guardiani della fede afghani ed era arrivato in Italia semiassiderato per essere buttato fuori appena ripresi i sensi. Era un ragazzino Salahuddin Chauqar, scappato dall'Afghanistan quando aveva sette anni e arrivato dopo mille odissee, nascosto in un Tir, a Venezia: «Il ricorrente continuava a ripetere di avere 15 anni e di voler chiedere asilo ma i poliziotti lo costringevano a firmare due fogli a lui incomprensibili (...) Il ricorrente veniva poi condotto a forza in una cabina di ferro all'interno di una nave diversa da quella con la quale era arrivata e rinchiuso con altri 3 minorenni, fino all'arrivo a Patrasso». Certo era più comodo commuoversi per il piccolo Marco in viaggio «dagli Appennini alle Ande»...
fonte: Corriere della Sera
Etichette: afghanistan, ancona, italia, rifugiati politici
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Cadavere di un immigrato romeno abbandonato al policlinico di Bari
Il cadavere di un uomo di nazionalità romena è stato lasciato nella notte davanti al pronto soccorso del Policlinico di Bari. Il corpo - a quanto è stato accertato dai carabinieri - è stato abbandonato da tre persone che sono giunte dinanzi all’ospedale a bordo di un furgoncino di colore bianco ripartito subito dopo. Sul corpo del romeno non pare che i medici abbiano trovato tracce evidenti di ferite o percosse: avvertibile invece - a quanto si è saputo - un forte odore di benzina. I carabinieri hanno per ora già acquisito le immagini a circuito chiuso delle telecamere sistemate all’esterno della struttura ospedaliera.
È stato identificato dai carabinieri il romeno il cui cadavere è stato abbandonato nella notte da tre persone davanti all’ingresso del pronto soccorso del policlinico di Bari. È di Marius Codreanu, di 27 anni, con un precedente penale per reati contro il patrimonio. L’uomo era stato scarcerato nel luglio 2008 e viveva nel campo nomadi del rione Japigia del capoluogo. Sul suo corpo non sono stati trovati segni evidenti di violenza, se non una escoriazione al mento. Sia in bocca sia sui suoi vestiti sono state trovate tracce di benzina. Sarà l’ autopsia che sarà compiuta domani dal medico legale, Francesco Vinci, ad accertare se l’uomo sia morto a seguito di una disgrazia (si ipotizza la caduta in una cisterna di carburante) o se sia stato ucciso. Le indagini sono coordinate dai carabinieri della compagnia ’San Paolò di Bari.
fonte: Corriere del Mezzogiorno
Immigrato ucciso nei pressi della Stazione Centrale: l'omicida è un italiano
Un immigrato africano non ancora identificato è stato ucciso all’alba durante una lite nei pressi della Stazione centrale di Napoli. L’immigrato, di circa 35 anni - secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri - è stato accoltellato da un uomo di 33 anni, Vincenzo Di Sarno, residente a Pollena Trocchia, che è stato fermato dai militari. Di Sarno è stato bloccato dai carabinieri in piazza Garibaldi poco dopo l’accoltellamento grazie alla descrizione di alcuni testimoni. Era in possesso di un coltello con la lama sporca di sangue. Tra lui e l’africano sarebbe scoppiata una lite per futili motivi. L’immigrato, che era sprovvisto di documenti, è stato colpito da una coltellata alla regione cervicale sinistra ed è morto poco dopo il trasporto con un’ambulanza del 118 all’ospedale Loreto Mare.
fonte: corriere del mezzogiorno
Ancora un'aggressione a Tor Bella Monaca
Ancora un'aggressione a Tor Bella Monaca. Questa volta la vittima è un pakistano di 35 anni, proprietario di un negozio di alimentari a Torre Angela, aggredito il 23 marzo da un gruppo di 5 ventenni. La notizia si è diffusa una settimana dopo dalle pagine del Messaggero.
L'uomo, Mohamad Basharat, sarebbe stato aggredito mentre si trovava alla guida del suo furgone fermo al semaforo, da un gruppo di ragazzi che, dopo averlo tirato a forza dal furgone, lo avrebbero colpito ripetutamente fino a fargli perdere i sensi. Mohamad sembrava essersi ripreso quando è stato condotto al Policlinico Casilino per accertamenti. Qualche giorno dopo, però, le sue condizioni si sono complicate, per un'emoraggia cerebrale, provocata probabilmente da un pugno ricevuto, ed ha dovuto subire un urgente intervento chirurgico per ridurre l'emoraggia. Per la famiglia dell'uomo bengalese questa non sembra essere stata l'unica tragedia. Infatti sua moglie, dopo l'aggressione, per il forte stress subito, avrebbe perso il figlio che portava in grembo. Sull'aggressione stanno indagando il commissariato “Casilino Nuovo” e la squadra mobile di Roma.
"Non è il primo episodio che si verifica in questo quartiere - afferma Alessandro Calgani, il responsabile per il Lazio del movimento dell'Italia dei Diritti presieduto da Antonello De Pierro - e i protagonisti sono sempre dei giovani. La situazione di degrado della zona è un aspetto che non va sottovalutato. Nell'VIII Municipio sono necessari degli interventi di riqualificazione e sostegno e una stretta collaborazione tra amministrazione locale e Comune. Bisognerebbe creare delle associazioni a tutela dei più giovani, partendo dalle scuole".
fonte: Abitareroma
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Case popolari, rischio xenofobia pesante ipotesi dopo l’incendio
Il rogo doloso divampato all’alba di sabato in un alloggio popolare Arte di via Pedrini, a Begato, è stato il campanello d’allarme. Bruno Pastorino, assessore al Patrimonio del Comune: «Sono preoccupato per le richieste crescenti di alloggi da parte di immigrati e per l’insofferenza degli italiani. Serve un incontro urgente in prefettura per esaminare la situazione»
«Troppo poche le case popolari rispetto alle domande mentre continuano a mancare le risorse statali per il recupero di nuovi alloggi. La competizione, quindi, è esasperata. E se viene alimentata dalla xenofobia e dal razzismo può dare luogo a gesti estremi. Perché gli stranieri che chiederanno una casa al Comune saranno sempre di più. In lista d’attesa ce ne sono già circa trecento: il 15 per cento del totale delle istanze». Bruno Pastorino, assessore al Patrimonio del Comune, dice di essere «molto preoccupato», tanto da richiedere «un incontro urgente al prefetto per esaminare la situazione».
Il rogo doloso divampato all’alba di sabato in un alloggio popolare Arte di via Pedrini, a Begato, è stato il campanello d’allarme. Una famiglia composta da padre, marocchino, madre, genovese, e dalla loro bimba di due anni ha rischiato di morire tra le fiamme. La tragedia è stata evitata grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco. Ma il capofamiglia, Omar Sendal, 28 anni, si è fratturato le gambe lanciandosi dalla finestra col proposito di salvare moglie e figlia. Gli inquirenti hanno subito ipotizzato che il gesto possa avere una matrice xenofoba. È ancora tutto da dimostrare, certo. Ma, nel quartiere, la tensione è alta. Anche le testimonianze raccolte a caldo nella zona, hanno un tono più improntato all’insofferenza verso gli stranieri che alla solidarietà.
La memoria torna al giugno 2006 quando, in diverse zone della città, esplosero sollevazioni e piccole violenze contro l’insediamento in appartamenti comunali di famiglie di rom slavi provenienti dal campo nomadi della Foce, chiuso definitivamente allora dall’ex giunta Pericu. Tre anni fa, volò qualche pugno e ci fu una minaccia con coltello. A Begato, l’altro giorno, è accaduto di molto peggio.
fonte: Secolo XIX
Etichette: genova, incendio, marocco
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